Pat Metheny - IMAGINARY DAY - la recensione
Recensione del 01 gen 1998
IMAGINARY DAY arriva a due anni di
distanza da WE LIVE HERE e coglie il PMG ancora impegnato
ad estendere i propri confini e orizzonti sonori pur
senza perdere la propria matrice originaria. Lo sforzo di
avventurarsi verso altri lidi è ben evidente ma forse,
in questa occasione, poco efficace, per una serie di
motivi. Questo album, infatti, non mette in mostra
momenti musicali di rilievo e anzi sfoggia alcune tra le
composizioni del Group più intricate dell'intera
produzione, a tratti assai vicine agli esperimenti più
estremi del Metheny solista. Chi si aspetta dal PMG il
lirismo che aveva contraddistinto le vecchie prove della
formazione, e che sopravviveva comunque negli ultimi
lavori fino al più recente e meno felice WE LIVE HERE,
qui non troverà musica con cui soddisfarsi. E la
critica, però, non è rivolta alla complessità
dell'album, ché anche AS FALLS WICHITA... era disco
complesso, quanto semmai alla scarsa ispirazione che
sembra regnare tra i suoi solchi. C'è un senso di
tangibile noia che si impossessa quasi subito di chi
ascolta, quando ci si trova di fronte a costruzioni
armoniche molto dispersive, lunghe come racconti assai
articolati ma, nel finale, evanescenti. Ci sono, è vero,
dei buoni momenti, e anche brani in cui il ricorso a
nuove sonorità sembra dare un senso all'album. Ma è un
po' poco, se si paragona la ordinarietà di questo album
ad alcune recenti prove - splendide - del nostro, come
l'album realizzato a quattro mani con Charlie Haden,
BEYOND THE MISSOURI SKY, o ancora il suo ultimo progetto
solista SECRET DIARY. IMAGINARY DAY, lungi dal non essere
un disco felice, potrebbe rappresentare per il group un
ennesimo momento di svolta, come quello che nel 1985
diede luce all'album FIRST CIRCLE: lo speriamo, anche se
IMAGINARY DAY sembra soffrire degli stessi difetti ma non
avere le stesse potenzialità.