«THE GOLDEN AGE - American Music Club» la recensione di Rockol

American Music Club - THE GOLDEN AGE - la recensione

Recensione del 31 gen 2008 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Essere loser e malinconici, in musica (e forse nella vita), è una condizione non risolvibile. Non c'è verso: Mark Eitzel è entrambi queste cose, è la sua cifra, è ciò che lo reso un autore “di culto”, da solo e soprattutto con i suoi American Music Club. Così è impossibile credere alle varie dichiarazioni di presentazione di questo “The golden age”, secondo album della band dopo la reunion del 2004. Impossibile credere che gli AMC si siano messi a fare musica più solare del solito, come dichiara lo stesso Eitzel (vedi news). Ogni volta che ha provato ad aprirsi, ha prodotto mezzi capolavori (su tutti “Mercury”, il più bel disco della prima fase della band e “West”, lavoro solista inciso con Peter Buck, che però rifaceva molto il verso ai R.E.M.), ma non è mai riuscito a staccarsi di dosso quello spleen che gli ha precluso un’accessibilità e una popolarità mai neanche cercata con troppa convinzione.
Così, “The golden age” vorrebbe mostrare l’altro lato della California, visto che la band si è trasferita dalla amata/odiata San Francisco a L.A., e forse ci riesce con un sound meno claustrofobico del precedente “Love songs for patriots”. Ma il DNA musicale di Eitzel e soci è sempre quello: ballate lunghe e avvolgenti, forse un po’ più aperte come “The decibels and little pills”. Ma siamo lontani dal pop, e anche dalla ruffianeria di quello che oggi tutti chiamano “emo-rock”. E dire che tra gli anni ’80 e ’90 l’emo (o lo “slow-core”, come qualcuno lo chiamava al tempo) era questo.
Fatta questa lunga premessa, “The golden age” è un disco magistrale: un manuale di classic rock nell’impostazione sonora delle canzoni, nella voce calda di Eitzel. Magari non nella linearità delle melodie, che sono complesse proprio per permettere ad Eitzel di dispiegare tutta la sua poderosa vocalità.
E chi se ne frega, alla fine, se gli American Music Club anche questa volta rimarranno un segreto per pochi. Ci vuole pazienza, per apprezzare questa musica. Ma chi ha pazienza, in questo caso come sempre, viene ricompensato.

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