«THE JOSHUA TREE (DELUXE EDITION) - U2» la recensione di Rockol

U2 - THE JOSHUA TREE (DELUXE EDITION) - la recensione

Recensione del 07 dic 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

“Sarà rock il prossimo disco degli U2?”. Con l'innocenza dell'adolescenza, questo ci si chiedeva quando uscì “The Joshua Tree” degli U2. Correva il 1987, la band era reduce dalle atmosfere rarefatte di “The unforgettable fire”, il primo disco con Brian Eno, che aveva spiazzato gli ascoltatori meno attenti, quelli che volevano le chitarre, la voce urlata, e che avevano trovato soddisfazione solo in “Pride”.
Sono passati 20 anni (qualcosa di più, perché il disco uscì a Marzo), e questa ripubblicazione di “The Joshua tree” riporta alla mente quella domanda sbagliata, seguita dalla risposta più bella e giusta che gli U2 abbiano mai dato nella loro carriera.
Perché, diciamolo, gli U2 da qui in poi hanno iniziato la loro fase calante: hanno offerto grandiosi colpi ad effetto, canzoni spettacolari (una su tutte, quella che mette d'accordo chiunque: “One”), ma mai più un tale grado di perfezione su disco e sul palco.
“The Joshua Tree” non è invecchiato: le sue canzoni sono grandissime, oggi come allora. Le chitarre rock ci sono, più che in “The unforgettable fire” e meno che in “War”. Ma sopratutto c'è un suono che da allora è rimasto solo il loro: epico, etereo ed arrabbiato contemporaneamente. La visione europea dell'America, in tutto e per tutto, dai suoni alle parole: le strade che non hanno nome, il gospel, la guerra, il deserto, l'amore, i desaparecidos... Sarebbe troppo lungo raccontare tutto.
Questa “deluxe edition” offre un quadro più completo di quel periodo, a chi se lo fosse perso negli anni. Il secondo CD ripropone tutte le B-sides del periodo: sui retri dei singoli allora si mettevano canzoni degne di questo nome (adesso lo si fa un po' con il digitale), e gli U2 di quel periodo sublimarono la loro voglia repressa di un disco doppio infilando sui padelloni 12” brani uno più bello dell'altro: il rock di “Spanish eyes”, il pop di “The sweetest thing”, le atmosfere eteree di “Walk to the water”. Questi brani erano disponibili da tempo: alcuni recuperati sul secondo CD del primo “Best of” (addirittura “The sweetest thing” venne reincisa e divenne un singolo). Tutti vennero inclusi nel box digitale su iTunes di un paio di anni fa. Si aggiungono poche chicche: una versione acustica di “Silver & gold” pubblicata su una compilation, e qualche outtake del periodo, brani chiaramente incompiuti (non a casa la più bella, “Wave of sorrow”, è stata completata per l'occasione). Ma sono le b-sides a dare l'idea della grandezza della band al tempo: avrebbero potuto essere un disco di ottimo livello, da sole.
Esiste poi una “Super deluxe edition” con un DVD aggiuntivo che vale davvero la pena: un concerto intero, quello di Parigi, estate 1987 (i fan lo conoscono da tempo e noteranno che in realtà manca la cover iniziale di “C'mon everybody”). Un gran concerto, Bono vestito in modo davvero improbabile agli occhi odierni, ma al tempo sembrava un dio, nonostante di certo non avesse il phisique du role: non è difficile capire il perché, visto il carisma che aveva, nonostante tutto ciò. Si aggiungono un documentario ("Outside, it's America": girato nel 1987 - al tempo venne anche trasmesso dalla RAI - contiene immagini del tour, il backstage di alcuni clip e due clip mai più usati, per "In God's country" e "Spanish eyes") e due clip inediti.
Insomma: una ristampa degna di questo nome: uno dei dischi più belli della storia, nella sua gloria originale, intera ed espansa.

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