«THE FLYING CLUB CUP - Beirut» la recensione di Rockol

Beirut - THE FLYING CLUB CUP - la recensione

Recensione del 30 nov 2007 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Zach Condon fa parte della nuova generazione di cantautori americani giovani e prolifici. Come Conor Oberst (alias Bright Eyes), questo musicista di Santa Fe (New Mexico) ha iniziato a incidere dischi a quindici anni sotto diversi pseudonimi, ma, solo dopo un viaggio in Europa, ha dato vita al suo particolare stile.
Condon venne infatti fulminato dalla musica dei Balcani che decise di fondere con i fiati tipici delle orchestre Mariachi: questa mescolanza di tradizioni musicali diede vita al primo album dei Beirut "Gulag orkestar" che, nel 2006, divenne un vero caso discografico.
Dopo un solo anno i Beirut tornano con un nuovo disco che mostra la maturazione acquisita dopo un lungo e faticoso tour che costrinse Zach al ricovero in ospedale per esaurimento nervoso.
Se l'album d'esordio metteva in scena una vera festa dell'Est-Europa arricchita dai fiati messicani e dalla voce calda e profonda di Condon, nel nuovo "The flying club cup" i Beirut aggiungono un'altra ispirazione al loro calderone musicale.
Condon, infatti, è stato trafitto al cuore dalle canzoni di Jacques Brel, e le sue canzoni sono state naturalmente "infettate" dallo spirito malinconico del cantautorato francese. Così dopo l'introduzione di fiati di "A call to arms" e la balcanica "Nantes", Condon sfoga la sua melodia d'amore in uno dei momenti più alti di questo disco.
"A sunday smile" è una ballata corale che racconta di un amore sospeso per un attimo da un sorriso, un piccolo capolavoro seguito dalla malinconica "La Banlieu" che parte sommessa per innalzarsi su archi tzigani e trombe mariachi.
Episodi importanti che fanno il paio con "The penalty", canzone che segna una sorta di spartiacque del disco che, da qui in poi, prosegue con toni più raccolti come nell'acustica "Forks and knife (La fete)", la jazzata "Un dernier verre (Pour la route)", e la dolce "Cherbourg".
"The flying club cup" mostra così l'arte di un cantautore che, spogliatosi della tipica infallibilità americana, accoglie nelle sue canzoni ogni ispirazione che ritiene utile. Il risultato è un disco emozionante e intenso firmato da un autore ancora alla ricerca di un baricentro artistico, ma che mostra già oggi un grande talento.

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