«LONG ROAD OUT OF EDEN - Eagles» la recensione di Rockol

Eagles - LONG ROAD OUT OF EDEN - la recensione

Recensione del 14 nov 2007

La recensione

Se, sentendo il nuovo singolo degli Eagles “How long”, vi sembra che non siano passati 28 anni dall’ultimo disco di studio della band californiana, avete ragione. Beh, sì: “The long run” è del 1979. In mezzo un lungo scioglimento, beghe legali tra i vari membri, una reunion attiva da una decina d’anni che aveva dato come frutti solo diversi tour, un live e dei DVD. Però il “deja vù” ascoltando il primo estratto dal (doppio) disco del ritorno è inevitabile: le aquile hanno scelto per il ritorno una canzone del 1972, originariamente apparsa sul primo disco di J.D. Souther, loro caro amico, uno dei tanti abitanti dell’ “Hotel California” musicale di quel periodo, uno dei più bravi ma anche uno dei più dimenticati.
Corsi e ricorsi storici: negli anni ’70 gli Eagles erano i campioni del soft-rock e della melodia californiana, in perenne bilico tra gli eccessi dello stardom e una capacità di scrivere canzoni che comunque pochi avevano. Oggi questo disco testimonia entrambe le cose: il soft-rock e la capacità di scrivere canzoni, almeno. C’è troppa musica, qua dentro, sicuramente. Ma viene da giustificarli per la lunga assenza dagli studi di registrazione. E soprattutto c’è il solito vizio di ripulire troppo i suoni e le chitarre, che è sempre stato il loro pregio e il loro difetto, nonché ciò che va sotto il nome di soft-rock, appunto.
Però è innegabile che quelle melodie e quelle chitarre e chitarrine oggi come allora significhino una cosa sola: California. Walsh, Frey, Henley e Schmit (queste le quattro aquile odierne: con Don Felder c’è una causa in atto dal 2001), ogni tanto sembra ti prendano in giro con la messicaneggiante “It’s your world now”, che sembra la parodia di uno stereotipo, ma poi azzeccano diverse grandi canzoni, su tutte l’ambiziosa title-track da 10 minuti. Insomma, sono sempre loro, nel bene e nel male: un po’ più vecchi, ma sempre grandi a proprio modo.
Un ultimo consiglio: se siete interessati all’ambiente californiano, correte a procurarvi “Hotel California”, non il disco degli Eagles ma il libro di Barney Hoskins, che racconta la scena californiana dal 1967 al 1977. Una delle più belle letture musicali che vi possano capitare.

(Gianni Sibilla)

CD1:
"No more walks in the wood"
"How long"
"Busy being fabulous"
"What do I do with my heart"
"Guilty of the crime"
"I don't want to hear anymore"
"Waiting in the weeds"
"No more cloudy days"
"Fast company"
"Do something"
"You are not alone"

CD2:
"Long road out of Eden"
"I dreamed there was no war"
"Somebody"
"Frail grasp on the big picture"
"Last good time in town"
"I love to watch a woman dance"
"Business as usual"
"Center of the universe"
"It's your world now". Gli Eagles tornano con il primo CD di inediti dal 1979 "Long road out of Eden" è un doppio album, anticipato dal singolo “How long”, cover del loro amico J.D. Souther, datata 1972.:

CD1:
"No more walks in the wood"
"How long"
"Busy being fabulous"
"What do I do with my heart"
"Guilty of the crime"
"I don't want to hear anymore"
"Waiting in the weeds"
"No more cloudy days"
"Fast company"
"Do something"
"You are not alone"

CD2:
"Long road out of Eden"
"I dreamed there was no war"
"Somebody"
"Frail grasp on the big picture"
"Last good time in town"
"I love to watch a woman dance"
"Business as usual"
"Center of the universe"
"It's your world now".
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