«TRINITY SESSIONS - Cowboy Junkies» la recensione di Rockol

Cowboy Junkies - TRINITY SESSIONS - la recensione

Recensione del 08 nov 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Nel 1988 una band canadese pubblicò un disco che lasciò il segno. Erano i Cowboy Junkies, gruppo formato ai fratelli Timmins, e il disco era “The trinity sessions”: iniziò a farsi notare l'anno dopo per la sua musica delicata, minimale, quasi sottotono, come la voce di Margo Timmins. Registrato dal vivo in una chiesa, era un mix di canzoni originali e cover, tutte rallentate, rese quasi soffuse: la versione della band di “Sweet Jane” è, ancora oggi, l'esempio di come si fa una cover, mantenendo lo spirito dell'originale ma anche tradendolo.
Quel disco è rimasto nei cuori di molti appassionati, diventando quello che si dice “di culto”. La band ha continuato la sua carriera, sempre con questo understatement di base, alternando cose buone a cose trascurabili. A quasi vent'anni, ha reinciso per intero il disco: ecco quindi “Trinity revisited”. Bello come l'originale, quasi. Per certi versi di più.
Oggi come allora, il suono della band è un folk-rock, che deve molto ai compatrioti Neil Young e Joni Mitchell. Le canzoni sono belle come allora, con questo suono scarno e con l'atmosfera magica della chiesa in cui sono state registrate: sentitevi come viene rielaborato lo standard “Blue moon” in “Blue moon revisited (song for Elvis)”.
Il "di meno" è forse nella voce di Margo Timmins, che ha perso un po' di fascino con gli anni. Poco di meno, per la verità, e dovuto al vero “di più” del disco: gli ospiti. Le canzoni sono cantate con Natalie Merchant, Ryan Adams, Vic Chestnutt. La prima è una delle voci più belle della canzone americana, e quando apre bocca non ce n'è per nessuno. Qualsiasi altra voce femminile sfigura, compresa quella della Timmins, soprattutto su “Misguided angel”: oggi più intensa che mai grazie alla presenza dell'ex 10.000 Maniacs. Ryan Adams fa il suo, mentre l'altra sopresa è Vic Chestnutt: un cantautore di cui ci si dimentica troppo spesso, che fa un gran lavoro su “Blue moon revisited (song for Elvis)”. Al tutto si aggiunge un DVD con le riprese delle sessioni e un documentario. Insomma: un gran bel disco, in assoluto (per il valore di queste canzoni) e in relativo (per la somiglianza/differenza da quelle originali)

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