Una delle prime osservazioni che viene naturale a chi ascolta - e a chi conosce bene gli elementi che formavano la magia dei Los Lobos - è la differenza che "Soul disguise" presenta rispetto alla recente proposta dell'altra anima del gruppo, David Hidalgo, che con i suoi Latin Playboys ha preferito esplorare soluzioni sonore sconosciute all'impatto losangeleno che lo ha reso celebre: laddove Hidalgo è leggero e sperimentale, Rosas è diretto come un pugno. Il suo suono è limpido e semplice dall'inizio alla fine e i suoi strumentisti assecondano il passaggio dal folklore al rhythm and blues con estrema disinvoltura: dalla radio song "Little Heaven", che apre l'album, alla strapaesana "Angelino"; dall'omaggio a Ike Turner con "You've got to lose" alla strepitosa "Shack and shambles", è la voce cristallina e credibile di Rosas a tenere unite le maglie del disco.
Mai veri innovatori, ai Los Lobos - ed a Rosas in particolare - va però riconosciuta un'estrema confidenza con tutti gli spettri del suono e l'indiscussa abilità nel rendere ai loro lavori quella qualità da bar e da garage così ricercata e abusata nelle intenzioni, ma raramente centrata in studio. Ebbene, per farsene un'idea precisa in questo caso è sufficiente suonare un paio di volte di seguito la title track (e correre davanti allo specchio per fare un assolo di chitarra e ballare): è la nostra preferita insieme al Chicago blues di "Tough to handle" e al mex-blues di "Treat me right".
La produzione di Rosas è asciutta e impeccabile; e noi, prendendo spunto dalle note di copertina, vorremmo unirci ai sentiti ringraziamenti inviati dall'artista alla Gibson ed alla Fender: saranno tutti orgogliosi dell'utilizzo fattone dal vecchio Cesar.
Tracklist:
Little Heaven
You've got to lose
Tough to handle
Angelito
Struck
Shack and shambles
Better way
Soul disguise
Treat me right
Adios mi vida
Racing the moon
E. Los ballad #13