«PABLO CIALLELLA - Pablo Ciallella» la recensione di Rockol

Pablo Ciallella - PABLO CIALLELLA - la recensione

Recensione del 21 giu 2007 a cura di Paola Maraone

La recensione

La copertina del CD trae in inganno: Pablo Ciallella, infatti, lo scambieresti per un qualunque tamarro saltato per caso sul treno dell’effimera fortuna discografica. La Warner l’ha messo sotto contratto, pensi, e questo si sogna di diventare qualcuno solo perché aveva il look giusto e la rima giusta nel momento giusto. Invece l’album è una sorpresa: questo trentenne scanzonato e allegro, nato in una delle periferie più povere di Buenos Aires, suona con vera passione e mette a segno una serie di colpi riusciti che davvero non possono dipendere solo dall’ispirazione di un momento. Certo non tutti i brani del disco sono dei capolavori, ma l’insieme possiede una sorta di sfrontata leggerezza unita a un acume non comune nei testi. Pablo si misura con i temi del quotidiano a partire dal primo singolo, “Dura la vita a Milano città”, in cui racconta la fatica di abitare in una grande metropoli se non sei nessuno, pur avendo dalla tua una valigia piena di sogni e l’audacia della gioventù. Anche il brano successivo, “Mi manchi”, storia di una relazione finita ma non ancora del tutto elaborata, ha immagini felici (“L’amore fatto come una preghiera”) e conserva una dimensione intima a tratti molto emozionante. “Rincoglionito”, terza traccia e secondo singolo, è “la storia di uno che ne ha passate così tante che si sente un po’ disorientato e con autoironia cerca di ritrovare se stesso”. L’atmosfera musicale è quella di un buon pop-rock consapevole e maturo, la cifra dei brani però è cantautorale; il tocco e il tono sempre leggero nonostante questo sia un disco suonato sul serio, da uno che per la musica ha vera passione. Non tutto è all’altezza: “Alla fermata dell’autobus”, per esempio, è un brano che suona un po’ stanco, ma la cosa è più che comprensibile (nel senso che se così non fosse avremmo gridato al capolavoro). Si chiude con “L’albero delle canzoni”, un pezzo che parla della tossicodipendenza con magia. Non è da tutti, davvero.

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