«SEND AWAY THE TIGERS - Manic Street Preachers» la recensione di Rockol

Manic Street Preachers - SEND AWAY THE TIGERS - la recensione

Recensione del 07 giu 2007 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Capita che una domenica pomeriggio di quasi estate stai ritornando da un bel posto in una metropoli. Non ne hai voglia, ma devi. Accendi la radio in macchina e passa una canzone: belle chitarre, bellissima melodia, due voci – una maschile e una femminile – che ti sembra di riconoscere. E il viaggio ti sembra un po' meno brutto. Qualche ora dopo sei a casa ed – esasperato per l'unz-unz che arriva dal bar sotto casa – accendi la TV per attenuare il rumore, o almeno per scegliertelo e non subirlo. Ed ecco lì il video della canzone: riconosci immediatamente le faccie di James Dean Breadfield e di Nina Persson.
Insomma, ogni tanto alla radio scopri ancora qualche canzone bella, in grado di renderti meno faticosa una giornata. Tanto meglio quando la canzone non è solo una scoperta, ma una riscoperta, quella di un gruppo che avevi quasi dimenticato. La canzone è “Your love alone is not enough” e loro sono i Manic Street Preachers, che la cantano insieme alla voce dei Cardigans. Uno dei più belli pezzi rock di questi mesi.
Strano gruppo, i Manic Street Preachers. In Italia sono poco considerati, in Inghilterra hanno una gran fama, un po' controversa, fatta di brutte storie (la scomparsa del primo leader, Richey Edwards), sparate sui media, e un rock bello potente, ma anche un po' enfatico, che spesso ha sbancato le classifiche. “Send away the tigers” è il primo disco in tre anni, e in patria è stato tenuto fuori dalla prima posizione delle classifiche solo dagli Arctic Monkeys. Era stato anticipato, prima ancora che dal singolo, da un brano in download gratuito, “Underdog”, che – per capire i tipi – dice “Questa canzone è per i freak, siete così belli. Quelli come te devono fottere con quelli come me”.
Il disco non smentisce la fama: è pieno di canzoni elettriche, un po' epiche (come “Indian summer”), volutamente provocatorie, ma scritte e suonate con la perizia di un gruppo che ha esperienza e talento da vendere. Non fanno nulla di nuovo rispetto al passato, e non tutto vale “Your love alone is not enough”, ma insomma quella canzone da sola vale il disco, che comunque è ben più che dignitoso: ben tornati.

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