«DALL'ALTRA PARTE DEL CANCELLO - Simone Cristicchi» la recensione di Rockol

Simone Cristicchi - DALL'ALTRA PARTE DEL CANCELLO - la recensione

Recensione del 28 mar 2007 a cura di Paola Maraone

La recensione

Ha vinto Sanremo con una canzone-non-canzone tra il sussurrato e il recitato, che affronta un tema delicato, quello di un matto che dice addio al mondo, con la pensosa leggerezza di chi da un lato conosce il tema perché coi matti ha lavorato davvero, dall’altro compie quest’anno 30 anni - e quindi è capace di distaccarsi con garbo dalle cose che hanno un peso specifico eccessivo.
Cristicchi, tanto per cominciare, è un talento a tutto tondo; sa di musica, sa di teatro (da due anni porta in giro uno spettacolo intitolato “Centro di igiene mentale”, oggi diventato anche un libro per Mondadori), sa disegnare (è stato allievo di Jacovitti). Nel frattempo ha vinto tutti i premi possibili: Targa Tenco nella categoria esordienti, Premio Recanati, Premio Charlot per la canzone comica, Premio Giorgio Gaber, Premio Carosone, Mei, Lunezia.
Ecco, quando uno – come dire – non ha che l’imbarazzo della scelta fa anche un po’ innervosire i comuni mortali costretti a barcamenarsi tra un lavoro di fortuna e l’altro. Ma tant’è. Nello specifico, “Dall’altra parte del cancello” è un cd-dvd con un video-documentario girato in un manicomio, e undici tracce tra cui, naturalmente, il brano sanremese. La prima canzone, “L’italiano”, è una cover divertente del pezzo di Toto Cutugno, “Laureata precaria” tratta il tema dei lavoratori a progetto (un tema serio) con leggerezza anche musicale, “Monet” ha atmosfere brazil, “Legato a te” un brano più pensoso e flemmatico dedicato a Piergiorgio Welby, e per fortuna a controbilanciarla arriva “L’Italia di Piero”, una filastrocca da ridere ma non stupida; poi “Nostra signora dei Navigli”, ritratto di Alda Merini, “La risposta” che riflette sull’esistenza di Dio, e “Lettera da Volterra”, la vera missiva di un matto rinchiuso, ai primi del Novecento, nel manicomio toscano (al pianoforte in questo brano c’è Giovanni Allevi, il che non guasta). “Il nostro tango” è un vero, delizioso tango. Un bell’esempio di album in buon equilibrio tra impegno e ironia, che ci porta a dire: probabilmente è a Simone Cristicchi che dobbiamo guardare come a uno dei punti di riferimento della Nuova Grande Musica Italiana, perché lui rappresenta il futuro in un presente che passa ancora attraverso i Dorelli, gli Albano, i Gianni Bella. Ben venga: la naturalezza, la spontaneità, la mancanza (voluta) di eccessi di enfasi con cui abbiamo sentito cantare “Ti regalerò una rosa” al Festival sono una piccola rarità, di questi tempi.

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