«THE SERMON ON EXPOSITION BOULEVARD - Rickie Lee Jones» la recensione di Rockol

Rickie Lee Jones - THE SERMON ON EXPOSITION BOULEVARD - la recensione

Recensione del 16 feb 2007

La recensione

Un tempo cantava i malavitosi di East L.A. e le sbornie in compagnia di Tom Waits e Chuck E. Weiss, oggi cerca verità e redenzione nella parola del figlio di Dio scrutando l’orizzonte alla ricerca speranzosa di un Cristo reincarnato. I tempi cambiano, ma niente paura: questa è Rickie Lee Jones, mica uno di quei predicatori televisivi che vendono bibbie come deodoranti per l’anima, e neanche la Patti Smith folgorata da Papa Luciani, di bianco vestita e con le colombe in mano. Il suo personale salvatore è nudo, scomodo, ribelle, assomiglia a questo suo disco come a certi barboni visionari da lei sempre amati. Lee Cantelon e Peter Atanasoff sono i ministri della sua nuova chiesa, gli altri due nomi chiave di questo progetto: il primo, fotografo e film maker, è l’autore di “The words”, un libro appunto dedicato al verbo di Gesù da cui questo disco ha preso origine, inizialmente come antologia di recitativi in musica affidati a voci differenti; il secondo è il chitarrista che lo ha musicato (prima dell’intervento di un produttore “professionista”, Rob Schnapf) spingendo la Jones sulle strade di un rock secco e pietroso come le strade di Galilea, tanto invece era metropolitano e luccicante (di pianoforti, ottoni, ritmi) il “The evening of my best day” di oltre tre anni fa. E’ questo il “guitar album” di Rickie Lee, s’è detto, il suo “rock & roll album”, che ha come santi protettori i Velvet Underground (in certi riff e reiterazioni musicali) ma anche il Van Morrison in trance mistica di “Astral weeks” (uno dei dischi preferiti della signora Jones, lo racconta lei stessa sul suo sito Internet; e lo stream of consciousness di “I was there”, otto minuti abbondanti, sembra arrivare proprio da lì). “Nobody knows my name”, un altro flusso di coscienza improvvisato da Rickie Lee un bel giorno dell’estate 2005, è la scintilla che ha dato luce a tutto il resto, e suona decisamente loureediana nel suo incedere da salmo elettrico, la voce adenoidea in vagabondaggio su un pentagramma storto, gli accordi ripetitivi e accatastati di chitarra. Altrettanto velvettiane suonano le lacerazioni di “It hurts” e la filastrocca solare e infantile di “Circle in the sand”, scritta per la colonna sonora di un piccolo film indipendente. E mai, credo, si era sentita la Jones rockeggiare come in “Tried to be a man”, con quei coretti alla Stones e l’arpeggio ipnotico rubato al Bayou dei Creedence Clearwater Revival. Vengono in mente anche altri nomi, la Smith di “Horses” o “Radio Ethiopia” in “Lamp of the body” (calma e sospesa, con lievi turbolenze sonore sullo sfondo: non è l’unico pezzo a seguire questo canovaccio destrutturato), mentre “Falling up”, il ritornello più accattivante del disco, può far pensare a una Stevie Nicks o una Sheryl Crow più beatnik e straccione. Ma siccome, lo abbiamo detto, questa è Rickie Lee Jones è inutile cercare troppi confronti: tanto è personale, intuitivo, a tratti astruso questo suo percorso artistico e spirituale (citando anche Janis Joplin, ed Elvis a spasso in Cadillac). E’ così assorta nel suo mondo, la duchessa di Coolsville, che a volte diventa difficile seguirla (soprattutto “Donkey ride”, un blues deragliato fuori strada, è un po’ indigesto). Ma da quanto tempo non dava alle stampe un disco così libero e senza compromessi, vibrante e coraggioso? “Sermon on Exposition Boulevard” farà discutere, probabilmente, e avrà i suoi detrattori. Ma forse basta avere pazienza e non cercare ansiosamente ricompense immediate, per farsi toccare dalle virtù taumaturgiche e dalla purezza di questa sua strana musica “religiosa” e anticonformista.


(Alfredo Marziano)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.