«THE BOY WHO FLOATED FREELY - Ramona Cordova» la recensione di Rockol

Ramona Cordova - THE BOY WHO FLOATED FREELY - la recensione

Recensione del 04 feb 2007 a cura di Paola Maraone

La recensione

Non si capisce se sia più bella la storia o il disco – forse la prima. Ramona Cordova in realtà è Ramòn Vicente Alarcòn, oggi 22 anni, di cui gli ultimi 11 trascorsi a scrivere musica. Nato in Arizona, origini più che miste (Portorico + Filippine + Haiti + Spagna) in una famiglia piena di poesia, quand’era piccolo per farlo addormentare suo padre gli suonava la chitarra, sua madre gli faceva vedere i musical anziché i cartoni animati; il risultato è che, nemmeno arrivato all’età della ragione, Ramòn/Ramona ha cominciato a comporre canzoni scoprendo di avere una voce assai peculiare, difficile dire se di uomo o di donna, e ha fatto un disco in falsetto più o meno tirato a metà strada tra Devendra Banhart e – dicono alcuni – Anthony and the Johnsons.
Il disco, poi, è un concept album che sembra una favola: racconta la storia di un ragazzo, Giver, che scappa di casa e, dopo esser naufragato in barca, approda su un’isola che sembra disabitata. In realtà sente una musica e, sebbene privo di forze, decide di seguirla arrivando a un villaggio di gitani che lo accolgono, lo curano e lo rifocillano per tramite di Marcìa, una ragazza che colpita dalla sue bellezza gli prepara una pozione per farlo innamorare di lei. Dopo sonni tormentati in cui sogna la sua casa e la sua famiglia Giver si sveglia palpitante d’amore per la ragazza e si lascia trasportare dai sentimenti. Sarà lei a stancarsi di lui e lasciarlo di nuovo libero come un aeroplanino di carta che vola sul mare. Di qui il titolo dell’album.
Fine della storia. Per quello che riguarda il disco, e in particolare le musiche, due riflessioni: 1) si tratta di un lavoro sognante, a tratti molto poetico, per nulla convenzionale 2) questo non basta a fare del disco un bel disco in senso stretto. Cominciamo col dire che l’evocato Anthony in realtà viaggia di parecchie lunghezze sopra la testa di Ramòn/Ramona, e che certo: quest’ultimo è più giovane, ha meno esperienza, sicuramente se va avanti così si farà. Però i giudizi di certa stampa internazionale (“Una delle più belle favole musicali degli ultimi anni”) sono a nostro parere esagerati. “The boy who floated freely” è profondo nei contenuti, è una storia romantica e anticonformista intrecciata alla vita (vera) di un ragazzo altrettanto romantico e anticonformista. Un sito italiano l’ha liquidato, con un’espressione assai divertente, come “l’ennesimo sciroccato del nuovo folk”, prendendosela con chi detta le nuove regole di purezza e di ricerca di “voci particolarissime” a tutti i costi. Perché è vero che a volte la differenza timbrica fa la differenza anche nel valore di un album, vero che spesso l’originalità paga e che ancora più spesso serve a distinguersi dalla massa e ad avere un po’ di buona stampa. Però qui, tra una serie infinita di arpeggini di chitarra e qualche evoluzione vocale volutamente sgraziata – in cui l’episodio più felice è “Giver’s reply”, con la batteria fuori sinc rispetto al cantato: molto interessante - si fatica a riconoscere il capolavoro a cui molti hanno gridato.

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