L’artista si mostra in forma effettivamente smagliante nel singolo d’esordio “Show me what you got”, dove il suo abile flusso verbale gode dell’ottimo sostegno di una produzione firmata Just Blaze, che per l’occasione mescola i campionamenti di due classici dell’Hip Hop – “Rump shaker” dei Wreckx-n-Effect e “Show’em whatcha got” dei Public Enemy – con il chiaro intento di proporre un nuovo pezzo da collezione. Ma se il genio di Hova e dei suoi collaboratori brilla in tracce come “Kingdom come” e “Trouble” non sempre il risultato è garantito e, anzi, si disperde in accoppiate improbabili come quella con Chris Martin dei Coldplay in “Beach chair” né riesce ad essere incisivo come previsto nel duo con la fidanzata e collega Beyoncé in “Hollywood”.
L’impressione è che la grinta di Jay-Z sia ancora quella degli esordi, ma non così pure l’ispirazione: vita di strada, critiche e sfide lasciano di rado spazio a rime più mature non solo dal punto di vista tecnico ma anche contenutistico; persino un argomento forte come il disastro di New Orleans nel brano “Minority report” manca di incisività nonostante lo stesso artista nella vita privata abbia manifestato un profondo coinvolgimento nella causa della ricostruzione, donando un milione di dollari. Poco spazio, poi, è riservato ai nuovi talenti del beat: per la produzione Jigga si affida a una squadra più che testata nelle classifiche mondiali, formata da Dr. Dre, Kanye West, Neptunes, Swizz Beatz e il già citato Just Blaze.
Lo stile, in sintesi, è quello consueto, senza però la freschezza degli esordi: da buon marketing man, Jay-Z garantisce la qualità del prodotto ma non la memorabilità di questo suo ritorno.