«TOILETTE MEMORIA - Moltheni» la recensione di Rockol

Moltheni - TOILETTE MEMORIA - la recensione

Recensione del 12 nov 2006 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Forse era più facile aspettarsi un cambiamento radicale da Moltheni. Il cantautore marchigiano, uno degli autori più misteriosi del panorama italiano, ci aveva lasciato con un album, “Splendore terrore” basato sulla semplicità della costruzione musicale, e questa formula pare aver attecchito molto sulla sua ispirazione.
Così, questo “Toilette memoria”, “tredici brani attraverso le sanguinose e infinite pianure dell’amore” (come si legge nell’interno del booklet), si presenta con un suono prevalentemente acustico arricchito dai suoni caldi di organi, archi e della voce, a volte dolce a volte struggente, dello stesso Moltheni. Una formula “standard” (le virgolette sono d’obbligo) per lasciare la libertà di raccontare i suoi ricordi d’amore.
“Toilette memoria” si apre con una terna di brani veramente impressionante: la delicata, ma cruda (“Nell’abbondanza piange la mia generazione”) “Io”, il singolo “L'età migliore” perfetto nel suo incedere pop e, infine, “Eternamente, nell'illusione di te”: quasi una marcia funebre tra rimorso e affetto.
Il disco però rivela ancora molte sorprese, come la strumentale “Requiem per la Repubblica Italiana” costruita sugli intrecci di due chitarre acustiche, “Bufalo” e “Minerva” (un altro ottimo brano pop). Ma è con il proseguire dell’album che si iniziano a notare le prime pecche, il sound si fa più rarefatto e le canzoni meno convincenti, mentre l’intervento di Battiato in “Sento che sta per succedermi qualcosa” pare un po’ fuori contesto.
Se “Nel futuro potere del legno” rimane fermo nella memoria come uno dei momenti più intensi, il resto del disco si conclude senza molto merito con due brani che paiono di troppo e la collaborazione con i fratelli Ferrari (Verdena) nella conclusiva “Cavalli sciolti del nord”, una fuga dilatata e intangibile.
Nonostante l’eccessiva lunghezza penalizzi questo album, “Toilette memoria” rimane uno dei migliori lavori di Moltheni il quale, ancora una volta, dimostra le sue notevoli capacità di scrittura mescolando senza difficoltà ispirazione e lucida ragione. Se c’è una memoria da raccontare è meglio lasciarla nelle sue mani.

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