«20 Y.O. - Janet Jackson» la recensione di Rockol

Janet Jackson - 20 Y.O. - la recensione

Recensione del 27 ott 2006

La recensione

In splendida forma per benevolenza di Madre Natura (o magari della chirurgia estetica), motivata e ispirata dal produttore e nuovo compagno Jermaine Dupri, la sorellina di Michael Jackson vuole tornare a divertirsi e si sente addosso vent’anni, anche se ne ha da poco compiuti il doppio. Come la Beyoncé di “B’day” anche lei è in vena di ricorrenze, e quel 20 nel titolo serve anche a ricordare scaramanticamente il tempo trascorso dal suo primo grande best seller, quel “Control” che nell’ormai lontano 1986 la scaraventò nell’olimpo delle superstar. “Have fun” è il suo nuovo imperativo, dopo anni non sempre facili e lineari, e a scanso di equivoci lo dice subito nella “intro” di questo disco, dove scherza pure sull’ormai leggendario episodio del seno scoperto al Superbowl (“Nella mia carriera”, cinguetta prima di far partire le danze, “ho ‘coperto’ molti argomenti e ho anche… ‘scoperto’ molto”: e giù una risatina). Poi comincia a fare sul serio, con un occhio di riguardo al mercato nordamericano più che a quello internazionale: scelta comprensibile, dal punto di vista del marketing, perché è lì, tra i tastemakers e gli acquirenti di dischi della comunità black, che si annida il termometro del successo del disco. E pazienza per gli altri: a un orecchio europeo non particolarmente allenato o incline a queste sonorità il flusso in sequenza delle prime sei canzoni potrà risultare tedioso e monolitico, con quei groove sincopati e costanti, le drum machine implacabili, i synth ronzanti e i gorgheggi un po’ sotto traccia, a dispetto della produzione modernissima e calibrata degli immancabili Jimmy Jam & Terry Lewis, insediati in cabina di pilotaggio accanto a JJ e JD, Janet e Jermaine. Le differenze, come nelle vignette della settimana enigmistica, bisogna cercarsele col lanternino: “So excited” rielabora un sample della famosissima “Rock it” di Herbie Hancock e si avvale di un testo particolarmente “hot” (non per niente dà una mano la rapper Khia, che delle “explicit lyrics” è una campionessa dai tempi di “My neck, my back (lick it)”) prima di dissolversi senza soluzione di continuità nella successiva “Show me”; poi è la stessa showgirl a incitare i suoi con un “let’s dance” che non lascia dubbi, lanciandosi in una “Get it out me” scandita dalle tablas sintetiche, una “Do it 2 me” che scova un campione dal repertorio di Brenda Russell e una “This body” che reitera l’immortale filone sexy osando persino qualche dissonanza.
Se non ci si butta subito sulla pista da ballo si corre il rischio di mettersi a sbadigliare: ma ecco che, a dispetto del “continuum” in cui l’album è strutturato (con una “intro”, una “outro” e diversi interludi), è come se cominciasse un altro disco, e nella seconda parte del cd sono le ballads a farla da padrone in un mare tranquillo di suoni soffici, ondulati, morbidamente soul. Il pezzo chiave è naturalmente il singolo inciso in coppia con Nelly, “Call on me”, armonie vocali incrociate e sovrapposte, tastierina tintinnante e ritmo felpato, ma si fa notare anche la vellutata “With u”, con una bella chitarra acustica e archi eleganti che evocano l’antico Philly Sound. “Daybreak”, con la sua storia di fuga romantica e adolescenziale, ha un che di filastrocca infantile, “Take care” una base ultra “smooth” che fa da sfondo a un inno esplicito, in mancanza di meglio, all’autoerotismo (Janet, lo ha confessato lei stessa ai giornali, ha una passione per sexy shop e vibratori…), mentre ci pensano gli Avila Bros., Iz e Bobby Ross, a movimentare le cose su “Enjoy” aggiungendo percussioni e un bel pianoforte a un brano emblematico del mood celebrativo che anima il disco. Confezione impeccabile, smalto e grinta indiscutibili, ma poca fantasia: nelle linee melodiche e nei testi, che declinano il tema dell’amore nelle sue innumerevoli sfumature. Circondata da una squadra a prova di bomba, prudentemente alla larga da smanie eccessive di grandezza, JJ suona tuttavia decisamente più in palla e autoconvinta che nelle ultime, opache prove di studio. E senza inventare gran che porta a casa il risultato.

(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

03. Show me
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