«REVELATIONS - Audioslave» la recensione di Rockol

Audioslave - REVELATIONS - la recensione

Recensione del 22 set 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Non capita spesso, ormai, che una band pubblichi un disco all'anno: i tempi della discografia impongono la dilatazione della vita musicale, tra tour, promozione e studio di registrazione. Un ciclo che ha bisogno di almeno 2 anni per essere sfrutttao al massimo.
Bisognerebbe prendere come un ottimo segno, allora, che gli Audioslave giungano al terzo capitolo della loro storia a soli 15 mesi dal precedente “Out of exile”. Tanto più se si pensa sui dubbi che si nutrivano sul futuro di questa superband ai suoi esordi, quando si ipotizzava che il sodalizio tra l'ex Soundgarden Chris Cornell e gli ex Rage Against The Machine potesse durare poco. E poco importa che che Cornell, prima ancora che uscisse questo “Revelations” abbia annunciato l'intenzione di lavorare su un disco solista (sarebbe il secondo, dopo “Euphoria morning” del 1999), senza peraltro abbandonare la band.
Le intenzioni sono ottime, non ne dubitiamo. Un po' meno i risultati: perché “Revelations” soffre dello stessi male dei suoi pur buoni predecessori: la prevedibilità. Capitò già di scrivere in passato che il suono della band è esattamente quello che ci si può aspettare pensando ai suoi componenti individuali: ovvero hard rock secco, dominato dai riffi della chitarra di Tom Morello (i RATM), e una voce “urlante” come quella di Chris Cornell.
“Revelations” è una buona collezione di canzoni di hard rock vecchio stile. C'è qualche differenza rispetto al passato: Morello gioca meno con gli effetti speciali della sua chitarra, c'è più lavoro sulla ritmica (i suoni quasi neri di “Broken city”), e ci sono meno canzoni alla “I am the highway”. Il suono è ottimo, merito della presenza di Brendan O'Brien, che ormai insedia da vicino Rick Rubin per lo scettro di miglior produttore rock. Ma si tratta di differenze che tutto sommato lasciano il suono riconoscibilissimo, nel bene e nel male.
Insomma: la presenza degli Audioslave colma il vuoto lasciato dalle band di origine, ma solo in parte. A dischi come “Revelations” sembra mancare quel guizzo di genio che aveva fatto grandi RATM e Soundgarden. E, alla lunga, le canzoni finiscono per essere ripetitive, forse con qualche eccezione, come il crescendo di “Wide awake” e ”Nothing left to say but goodbye”.
Fa piacere che gli Audioslave vogliamo dimostrare la forza, la loro continuità e la loro creatività. Ma “Revelations” rischia di essere soprattutto una predica per chi è già convertito, un disco per i fan delle band di origine.

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