«CUORE, MUSCOLI E CERVELLO - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - CUORE, MUSCOLI E CERVELLO - la recensione

Recensione del 10 set 2006 a cura di Alessandro Liccardo

La recensione

Esistono cantautori che non si accontentano di una vita da mediano, ma che come i migliori fantasisti amano accettare nuove sfide, inglobare diverse influenze nella propria musica senza fotocopiare nessuno, nemmeno loro stessi. Enrico Ruggeri, il cui primo disco solista risale al 1981 – quello “Champagne molotov” che sigilla l’avventura punk dei Decibel per aprire un nuovo corso – è senza dubbio uno di loro, e festeggia venticinque anni di carriera con un cofanetto molto particolare, “Cuore, muscoli e cervello”. Non si tratta di un banale “greatest hits”, e nemmeno una lezione di storia, ma di un prezioso album di ricordi, una selezione personale organizzata idealmente in tre capitoli tematici, ognuno dei quali è inaugurato da una canzone nuova: “Fiore della strada”, “La guerra dei poveri” e “La ruota gira”. “Cuore” racchiude gli episodi più romantici, intimi ed emozionali della sua produzione artistica: vi troviamo le storie d’amore che hanno saputo conquistare il pubblico, l’attenzione nei confronti dell’universo femminile, da sempre un interlocutore privilegiato di Enrico, ma anche i ricordi familiari (“La vie en rouge”), il forte legame con il figlio Pico (tema dell’intensa “...Y Geppetto se quedo de nuevo solo”), la malinconia ma anche la speranza che dà la forza di voltare pagina (“Perduto amore”). “Muscoli”, il secondo compact disc, mette in luce invece la sua anima rock, e il capitolo conclusivo, “Cervello”, celebra l’Enrico intellettuale, provocatore ed ironico. Canzoni in cui l’artista si racconta, o si fa raccontare, come da sempre fanno gli chansonniers - e i poeti del rock come Lou Reed e Leonard Cohen - da personaggi cui riesce abilmente a dar vita, dal portiere di notte all’americano medio con la sua proverbiale paura dell’altro da sé, senza tralasciare il boia di “Nessuno tocchi Caino”, una collaborazione con la fedele compagnaAndrea Mirò. Le tracce non sono disposte in ordine cronologico, ma ciò non avrebbe favorito una certa omogeneità e coerenza nella presentazione. Ci sono nuove registrazioni in studio o catturate dal vivo durante i più recenti tour, che attualizzano i classici in modo da riflettere l’evoluzione dei gusti e degli interessi musicali del cantautore milanese: così, spariscono le drum machine figlie degli anni Ottanta, “Il fantasista” si tinge di atmosfere latin-jazz alla Steely Dan, e la chitarra elettrica della divertita nuova versione live di “Contessa” è sostituita dalla fisarmonica di Davide Brambilla; il ritornello di “Quello che le donne non dicono”, uno dei capisaldi del repertorio di Fiorella Mannoia, è intonato interamente dal pubblico. Colpisce la presenza di tre canzoni da “La gente con alma”, versione spagnola del primo album inciso per l’etichetta PDU di Mina; “La chanson de Mimie” è legata ad un episodio della trasmissione Scherzi a parte, e il puro nonsense de “Il vitello dai piedi di balsa”, rivisitato con Elio per “L’isola dei tesori” (da cui provengono anche “I dubbi dell’amore”, “Anna e il freddo che ha” – pubblicata da Gianni Morandi all’interno del disco “Le italiane sono belle” - e “Sonnambulismo”, in origine interpretata dai Canton) ha un nuovo e sorprendente finale. Oltre ai Velvet Underground, omaggiati con “Sweet Jane”, emergono le influenze di Tom Waits in “Rien ne va plus” e dei Queen in “Peter Pan”, l’amore per il glam-rock e la new wave, arrivando fino agli arrangiamenti dal sapore balcanico degli ultimi più ricercati lavori. Nonostante manchi sicuramente qualche singolo radiofonico all’appello, “Cuore, muscoli e cervello” si conferma un’ottima occasione per riscoprire il talento compositivo di Ruggeri; un cofanetto ben curato, scevro da ansie da superclassifica e di notevole valore artistico, adatto sia per i curiosi che per i fan di più lungo corso.

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