«HIGHWAY COMPANION - Tom Petty» la recensione di Rockol

Tom Petty - HIGHWAY COMPANION - la recensione

Recensione del 31 ago 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Un cuore trafitto da una chitarra a forma di freccia: è, da tempo immemorabile, il simbolo degli Heartbreakers, storica band di Tom Petty. Un simbolo che campeggia anche sul sito del cantante californiano, e il cuore è lo “0” di 30, gli anni di onorato servizio di una band che sta al suo capitano come la E Street Band sta a Springsteen. Con la unica differenza che Petty la cita sempre sulle copertine dei suoi dischi.
Eppure, non passerà innosservato, che su questo “Highway companion” (primo disco di studio del Nostro da “The last DJ” del 2002) gli Heartbrakers non sono nominati. Non è un caso e non è la prima volta. Successe già con “Full moon fever” e con “Wildflowers”, rispettivamente 1989 e 1994. Non è una rottura (Petty è stato in tour con gli Heartbrakers questa estate), ma segna una piccola differenza di percorso, quasi una strada parallela.
“Highway companion” è un disco curato dal quasi solo Petty insieme all'Heartbreaker Mike Campbell (l'unico di cui non riesce mai a fare a meno) e da Jeff Lyne (ex Electric Light Orchestra, collaboratore storico dai tempi dei Travelling Wilburys, supergruppo formato a fine anni '80 insieme a Bob Dylan e ai compianti Roy Orbison e George Harrison). Il risultato è un disco riconoscibilissimo, eppure più scarno, quasi cantautorale. Insomma, il riferimento in più di un'occasione è Dylan, non il pop rock californiano di Byrds e discendenti.
Certo, di quel suono c'è più di una traccia, a partire dal bel singolo “Saving grace”; ma a dominare sono le canzoni semiacustiche come “The golden rose”, o “Ankle deep”, che nella scansione metrica ricorda proprio un brano di di Dylan, “Love minus zero/No limit”).
Insomma, un Tom Petty più intimista e meno arrabbiato dell'ultimo disco, che era dedicato al music business. Un Petty scarno, per fortuna non rovinato da Lynne, che quasi non si sente, a differenza di quanto capitava in passato. Il pur bellissimo “Into the great wide open” aveva in diversi momenti una produzione un po' plasticosa molto, troppo simile a quella dei Travelling Wilburys.
Forse quesa scelta intimista non rende sempre giustizia a Petty, soprattutto nei momenti più acustici, che risultano un po' monocordi; alla fine le canzoni che funzionano di più sono quelle più byrdsiane e con il suono “da band” come “Flirting with time”. Ciò non toglie che “Highway companion” sia un degno disco di un grande del rock americano, consigliato sopratutto agli amanti del genere.

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