«DON'T YOU KNOW WHO I THINK I WAS ? - Replacements» la recensione di Rockol

Replacements - DON'T YOU KNOW WHO I THINK I WAS ? - la recensione

Recensione del 22 ago 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Le coincidenze: il rock di Minneapolis si ripresenta (quasi) tutto assieme. Una delle città musicalmente più vive degli anni ’80 si era persa per strada. Scioltisi gli Husker Du, perso nei meandri della sua creatività l’iperprolifico Prince… Che negli ultimi anni ha, per fortuna, ritrovato continuità e qualità; così come (in un ambito ovviamente più di nicchia) è ritornato sulla scena Bob Mould degli Husker Du, che l’anno scorso ha pubblicato uno dei migliori dischi della sua travagliata carriera solista, “Body of song”.
Concidenze, si diceva: praticamente negli stessi giorni si sono ripresentati sul mercato i due nomi storici del rock di quella città, i Replacements e i Soul Asylum. Questi ultimi riemersi dopo un lunghissimo silenzio e sciagure varie (la morte del bassista) con nuovo disco, di cui si dirà in un’altra recensione.
I Replacements, come a Rockol capitò già di sottolineare 4 anni fa in occasione della ripubblicazione dei primi dischi da parte della Ryko (vedi recensioni), sono i più sottovalutati del gruppo. Oggi si ripresentano con questa bella raccolta, curata dalla Rhino, che ha il non trascurabile pregio di aver riunito la band dopo oltre 15 anni per incidere due inediti. Paul Westerberg (autore di una buona carriera solista, seppur con alti e bassi) e soci hanno inciso due buoni brani, di rock ‘n’ roll grezzo come sapevano fare già ai tempi. Ma “Message to the boys” e “Pool & dive” (questi i titoli dei delle due nuove composizioni) sono una chicca solo per chi conosceva già la band. Per gli altri, questa raccolta offre la possibilità di ascoltare brani tratti da tutti i dischi della band. Ancora oggi il repertorio dei Replacemente rappresenta uno dei migliori campionari di rock americano di quel periodo, soprattutto quando abbandonarono il punk degli esordi (qua rappresentato dalle prima canzoni in scaletta) per approdare a un suono più “alla Stones”.
La scrittura di Paul Westerberg non ha più raggiunto le vette di “Answering machine” (“Come dico come sto ad una segreteria telefonica?”: una testimonianza dei tempi che suona buffa oggi, con l’epoca dei cellulari), di “Alex Chilton”, o di “I will dare”. Vette, che per certi versi, sono ancora oggi tra le più alte in questo genere.
Insomma, questa raccolta è una testimonianza importante di un pezzo di rock americano troppo a lungo dimenticato. Un “bigino” importante e ancora valido oggi.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.