«TALKING WITH THE TAXMAN ABOUT POETRY (RISTAMPA) - Billy Bragg» la recensione di Rockol

Billy Bragg - TALKING WITH THE TAXMAN ABOUT POETRY (RISTAMPA) - la recensione

Recensione del 26 mag 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una voce, una chitarra elettrica e molte cose da dire. Billy Bragg ha iniziato così, negli anni ’80. Un cantautore sui generis per quello che poteva sembrare un vezzo, l’usare una sei corde elettrificata, e che invece era un modo per esprimere quella rabbia che si era portato dietro dai suoi esordi nel punk. Pubblicò un paio di Ep e un paio di dischi, in cui diceva di “non cercare una nuova Inghilterra, ma solo un’altra ragazza”, eppure cantava con una forza incredibile (e con humor tipicamente british) la working class e i suoi problemi politici e umani, impegnandosi anche sul campo in battaglie concrete.
Poi arrivò questo disco, “Il difficile terzo album”, come recitava una scritta sulla copertina. Il complicato titolo (“Parlando di poesia con l’uomo delle tasse”) era preso a prestito dal poeta russo Majakovsky, e le canzoni parlavano di amore e lotta, con qualche raffinatezza musicale in più rispetto alla formula voce/chitarra. Questo disco divenne un classico istantaneo, e ancora oggi regge il tempo, come se niente fosse. Contiene una delle più belle canzoni mai scritte in Inghilterra, “Levi Stubbs’ tears”, la storia di una donna abbandonata da tutto e da tutti, che trova conforto nelle cassette dei Four Tops. Contiene dichiarazioni politiche (“There is power in a union”, dove “union” è sia l’unione delle persone che il sindacato) e ironie verso il capitalismo americano (“aiutate la gioventù americana a salvarsi da se stessa”, canta in “Help save the youth of America”), ma anche quadretti da brividi, come la prima esperienza sessuale del giovane di “The warmest room”.
Idee Billy Bragg ne ha sempre avute: anche i due dischi successivi, “Workers playtime” e “Don’t try this at home” sono (quasi) di questo livello, e gli si deve riconoscere la paternità della grande idea di recuperare e musicare insieme ai Wilco i testi inediti di Woody Guthrie nei due volumi di “Mermaid Avenue”. Mai però le ha espresse con la forza e l’intensità di “Talking with the taxman about poetry”.
La dimostrazione che sia un po’ a corto di questa forza lo dimostra che le sue ultime uscite, dopo il non esaltante disco di inediti di “English, half england” (2002) siano state una raccolta e le ristampe con bonus CD dei primi dischi, di cui fa parte anche questo album. Le ristampe sono anche raccolte in un box dal titolo “Volume 1”, ma vi consigliamo anche solo questo CD: non tanto per gli inediti del secondo dischetto (spiccano alcuni demo, ma soprattutto la cover di “The tracks of my tears”, stupenda e complementare a “Levi Stubbs’ tears"), ma per la bellezza ancora vivida dell’originale. Certo, qualche cura in più nella ristampa (le note di copertina sono scarne, e mancano i testi) ci stavano, ma questi sono dettagli: se non lo conoscete, ascoltatevi assolutamente questo album.

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