In questo modo i suoi album, inframmezzati da lunghe pause riflessive (“Moto perpetuo” è del 1994, il successivo “La consuetudine” del 2002) escono quando devono uscire e non quando il marketing lo impone.
Ogni volta, vale la pena di aspettarli. Questo “Vulnerabile”, un disco-manifesto a partire dal titolo, contiene dieci canzoni e sono tutte belle. Madonia ha un dono straordinario: è un uomo elegante, un gentiluomo del rock. Immune dall’ovvietà, non immune (lo canta in “Cuore impolverato”) dai turbamenti che tutto sommato, pare di intuire, danno un senso alla sua esistenza. Come mostra una frase drammatica e geniale: “Ti conosco. Tu mi dai la certezza di essere sempre e comunque da solo”. E’ già qualcosa.
Luca Madonia, che mosse i primi passi nella musica negli anni Ottanta insieme ai Denovo, è quel che resta di bello oggi di quegli anni. E’ un uomo ancora fedele alla musica, tutto per l’essere e contro l’apparire. Uno che non ha paura di dichiararsi fragile, come spiega in “Vittima perfetta”, prima canzone e anche singolo dell’album: “Sono diventato grande, senza essere cresciuto”. Uno che si accetta, con le sue insicurezze e i suoi punti deboli: “Sono come sono e non penso di cambiare solo per piacere a quelli che non piacciono a me”, è il testo di “Vulnerabile”.
Notazione a latere: dalla metà della tracklist in poi – dalla cover, insomma – il ritmo e il passo aumentano, e dal punto di vista vocale Madonia osa di più, mettendo in mostra le sue qualità (notevoli). Come se, dopo il riscaldamento, si fosse messo a correre. Senza perdere il fiato, però: ai fuoriclasse non capita.