«CANZONI RUBATE - Alfredo Rey» la recensione di Rockol

Alfredo Rey - CANZONI RUBATE - la recensione

Recensione del 02 mag 2006 a cura di Paola Maraone

La recensione

Sono matti, il trombonista Alfredo Rey e la sua Orchestra. Quel tipo di matti che se non ci fossero bisognerebbe inventarli: i matti che migliorano un po’ il mondo con le loro invenzioni stravaganti. Come questo disco dal booklet-fotoromanzo virato seppia. E’ il 2036: le pericolosissime “ladre internazionali di ologrammi musicali” Laura e Diana Palmesi rubano il master del nuovo disco di Alfredo, difeso in maniera del tutto inefficace dall’assistente Lothar (do you remember Mandrake?). Non serve farle inseguire dalla “milizia discografica”: le ladre riescono nel loro intento, quello di “diffondere nell’etere una musica irresistibile”, di cui tutta la città può democraticamente godere. Le sorelle Palmesi esultano: “Altro che veto della commissione, queste canzoni sono dei veri gioielli e non resteranno chiuse in un cassetto.”
Un furto alla Robin Hood, insomma. Nella realtà, il disco occorre comprarlo: ma ne vale la pena, chè i 18 brani della tracklist sono davvero piccoli gioielli, confezionati da bravissimi professionisti. Che rivisitano in chiave swing-jazz canzoni classiche come “Opus one”, “Night and day”, “Blue moon”, ma anche “Fotoromanza” della Nannini, qui riproposto in chiave romantica, a debita distanza dall’originale. E poi “La notte è piccola per noi”, famosa hit delle gemelle Kessler, e ancora i temi di colonne sonore di musical, come “Let’s face the music and dance” e “Dancing in the dark”, o di film noir, come “Laura”.
Alfredo Rey e la sua orchestra sono merce rara: gente seria, capace di non prendersi troppo sul serio. Appassionati nel rileggere in chiave futuristica i classici del passato e, al contrario, nel ricoprire dolcemente con una patina opaca pezzi che non hanno più di qualche anno. Dal vivo, è ovvio, danno il meglio di sé, specie adesso che l’orchestra è stata arricchita da una sezione d’archi tutta al femminile (anche l’occhio, si sa, vuole la sua parte). Ma su disco rendono più che abbastanza da giustificare l’acquisto. Per intenderci, sono la colonna sonora ideale per passare una serata estiva a bordo piscina, sorseggiando un cocktail, come un brumoso crepuscolo invernale davanti al caminetto. Il tutto è reso credibile dalla spontaneità con cui il disco è suonato e prodotto, e in effetti Alfredo Rey dice: “La tradizione in sé non ci interessa, non siamo dei revivalisti. La musica che facciamo ci è sempre venuta così, indipendentemente dai trend e dalla nostra volontà”. Beati loro, e un po’ beato anche chi li ascolta.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.