«BORN AGAIN IN THE USA - Loose Fur» la recensione di Rockol

Loose Fur - BORN AGAIN IN THE USA - la recensione

Recensione del 03 mag 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ok, le “superband” e I “side-project” (comunque li si voglia chiamare, in italiano o in inglese, con termini azzeccati o meno) lasciano spesso il tempo che trovano. Ovviamente l’attenzione è proporzionale ai nomi coinvolti: per esempio, si parla molto dei Raconteurs, formati da Brendan Benson ma soprattutto da Jack White dei White Stripes. Si parla invece meno di questi Loose Fur, messi in piedi tre anni fa dal leader dei Wilco Jeff Tweedy con Glenn Kotche (batterista della stessa band e ora anche solista) con Jim O'Rourke (membro dei Sonic Youth e recentemente produttore di Beth Orton).
“Born again in the U.S.A.” è la seconda uscita del gruppo, ed è un disco che merita attenzione, non solo quella dei fan. Certo, la matrice è quella: il rock alternativo e tradizionale dei Wilco, la sperimentazione e il minimalismo di O’Rourke. Ma in più c’è un atteggiamento rilassato, divertente e divertito che spesso le band stabili non hanno; sentitevi il rock quasi “southern” di “The ruling class”, per esempio: la voce è quella riconoscibilissima di Tweedy, la struttura pura, ma l’allegria e la spenseriatezza del brano difficilmente lo avrebbero fatto comparire in un disco dei più cerebrali e viscerali Wilco.
Certo, l’altro rischio dei “supergruppi” è quello di una sommatoria in cui gli elementi di partenza determinano il risultato. Così il folk di “Answers to your questions” è chiaramente opera di O’Rourke, e suona un po’ troppo diverso dal brano precedente di Tweedy, e molto diverso da quello che lo segue “Apostolic” (un rock irregolare che è, questo sì, molto vicino ai Wilco).
Nel complesso, comunque, “Born again in the U.S.A.” (gran titolo, a proposito) è comunque un disco piacevole. Principalmente rivolto a chi apprezza le de-strutturazioni sonore del rock opera tipica di Wilco e O’Rourke, è comunque un disco che si fa apprezzare al di là dei nomi coinvolti, attestandosi come una buon album di rock fuori dai canoni tradizionali, ma non troppo.

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