«L'ARCANGELO - Ivano Fossati» la recensione di Rockol

Ivano Fossati - L'ARCANGELO - la recensione

Recensione del 22 feb 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Parlare di un disco di Ivano Fossati non è facile. Arduo non prodigarsi in giudizi entusiastici, perché, volenti o nolenti, Fossati non è solo uno dei grandi cantautori italiani, ma anche uno incapace di pubblicare qualcosa che sia meno che bello. Difficile anche non finire nell’errore tipico della critica musicale: vivisezionare le parole, che sono il contenuto più facilmente raccontabile e analizzabile in una recensione. A maggior ragione quando le parole sono così dirette come nel caso de “L’arcangelo”.
Partiamo dai dati, quindi: questo è il nuovo disco di Ivano Fossati, a 3 anni da “Lampo viaggiatore”, e a uno e mezzo da “Dal vivo volume 3”, album derivato dalla bella tournée acustica. E partiamo dalla musica: "L'arcangelo", da questo punto di vista, è spesso agli antipodi delle ultime sue produzioni. E' sostanzialmente un disco rock, per come può esserlo un lavoro di Fossati: contiene alcune delle cose più schiette e dirette scritte dal cantautore genovese, come il brano di apertura “Ho sognato una strada”, il primo singolo “Cara democrazia” o la title-track, in cui si recuperano le chitarre elettriche spesso tralasciate nel passato prossimo; a queste canzoni si uniscono altre meno veloci, ma altrettanto dirette come “Il battito” o “Baci e abbracci”, ballate dal sapore sixties derivate dalla strada intrapresa con il brano più bello di “Lampo viaggiatore”, “Il bacio sulla bocca”.
Questa schiettezza del disco è nata in fase di scrittura, ha raccontato lo stesso Fossati: i brani sono quasi tutti prime stesure non rielaborate, e questo si sente anche dal punto di vista lirico. Le canzoni sono infatti dirette anche nelle parole, come dimostrano i toni “civili” di “Cara democrazia” (di cui si è già scritto molto), della title track dedicata alla storia di un immigrato, o alle love songs “L’amore fa” o alla meta-canzone “Il battito”, dedicata al modo sempre più sintetico di pensare della musica odierna.
“L’arcangelo” è, ai primi ascolti, un disco spiazzante. Ha alcuni “marchi di fabbrica” della musica di Fossati, alcune canzoni immediatamente riconoscibili e riconducibili alla suo stile, ma anche cose che non ti aspetti. E’ un disco che, pur essendo più diretto del solito, ha comunque bisogno di diversi ascolti per crescere, proprio perché vuole evitare di esaurirsi in un battito, come dice la canzone: questa, a differenza del suono di diversi brani di questo disco, non è una novità. Le canzoni di Fossati sono quanto di più lontano c’è dal fast-food musicale di questi giorni e “L’arcangelo” ne è la migliore conferma.

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