«KEYS TO THE WORLD - Richard Ashcroft» la recensione di Rockol

Richard Ashcroft - KEYS TO THE WORLD - la recensione

Recensione del 26 gen 2006 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Verona, luglio 2005: sul palco dell’Arena sono attesi i Coldplay. Per il momento, è il loro unico concerto italiano (sarebbero tornati a novembre, ma allora non lo si sapeva). L’atmosfera (e la temperatura) è calda.
Alle 8 circa sale sul palco un uomo solo, che canta per un’ora, con la chitarra, con le tastiere. Il finale è una canzone molto nota, che l’uomo – aiutandosi con qualche campione registrato - fa cantare in coro all’Arena. Un trionfo: il pubblico – che tradizionalmente ignora o sopporta le “spalle” – viene trascinato dalla sua presenza scenica. Per chi scrive, il concerto è finito lì: tanto caldo era lui, tanto diligenti ma con evidenti difficoltà nel tenere il palco i Coldplay.
La canzone era “Bittersweet simphony”, dei Verve. L’uomo era ovviamente Richard Ashcroft, che ne fu il leader indiscusso fino allo scioglimento, e che da solista ha avuto alterne fortune.
“Grande, se solo avesse canzoni forti come ai tempi dei Verve”, mi venne da dire con un amico in quell’occasione. Non che i suoi dischi solisti fossero brutti, anzi: mancava l’hit, forse.
La questione si ripropone con questo “Keys to the world”, terzo disco solo di Ashcroft. Che è un disco solido, ben suonato, ben interpretato. Forse un po’ debole solo nell’assenza di un brano che trascini gli altri.
Un difetto trascurabile, direte voi. Non sbagliate: “Keys to the world” mantiene l’ambiziosità degli arrangiamenti di “Human conditions”, senza però arrivare a fastidiosi eccessi. Lo dimostra una canzone come “Break the night with colour”: molto lineare e piacevole nel suo svolgimento, ma assai complessa nella sua stratificazione sonora. Questo, alla fine è Richard Ashcroft, oggi: meno “rock” dei tempi dei Verve, ma anche uno che non vuole ridursi a fare il cantautore, e gioca con i suoni, rifacendosi al pop d’autore degli anni ’60-’70. Ma soprattutto uno che, più che le chiavi del mondo, sa trovare le chiavi per interpretare la propria musica. Forse, dicevamo, qualche volta esagera negli arrangiamenti, ma la sua espressività vocale ha pochi rivali, nella musica inglese. Da questo punto di vista, “Keys to the world” confermma appieno quanto già sapevamo del personaggio, consegnandoci 10 canzoni di alto, altissimo livello, cantate come raramente si sente in giro. Che volete di più?

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