«PINK ELEPHANTS - Mick Harvey» la recensione di Rockol

Mick Harvey - PINK ELEPHANTS - la recensione

Recensione del 20 gen 1998

La recensione

"Intoxicated man" era il titolo dell'album con cui per primo Mick Harvey, braccio destro di Nick Cave nei Bad Seeds, ci aveva fatto partecipi della sua passione per lo chansonnier francese Serge Gainsbourg, recentemente al centro di una vera e propria riscoperta. In "Intoxicated man", dicevamo, Harvey giocava a rileggere il repertorio di Gainsbourg non senza aver adattato all'inglese i testi sin troppo densi di allitterazioni e giochi di parole del cantautore di origine ebrea naturalizzato francese (Lucien Ginzburg era il vero nome di Gainsbourg). Ne era venuto fuori un album forse in alcuni momenti azzardato, che richiamava fortissimamente il paragone con gli originali, ma che al tempo stesso evidenziava la felicità armonica e melodica di molte composizioni anche nella nuova veste. Del resto, sarebbe stata dura per chiunque competere con gli arrangiamenti degli album originali, che suonano freschi e innovativi ancora oggi, a trent'anni di distanza dalla loro realizzazione. "Pink elephants" prosegue sulla strada di quell'album, ma in fin dei conti riesce a posizionarsi una spanna oltre, e a poter essere considerato un esperimento ancora più riuscito. Merito forse della maggior confidenza presa da Harvey con il repertorio, di testi faticosamente limati ed estrapolati, ma soprattutto da arrangiamenti che lungi dal porsi in competizione con gli originali, riescono ad enfatizzare elementi diversi pur suonando assolutamente discreti e naturali. Accentuate le caratteristiche moderne, sottolineate le partiture più 'datate', le canzoni di "Pink elepahnts" vivono di una musica equilibrata e genialoide, e di una scelta di brani veramente azzeccata. Citiamo (con i titoli francesi) le indimenticabili "Réquiem pour un coin", "L'anamour", "Manon", "Qui est 'in', qui est 'out'", "Comic strip", "La Javanaise" e l'immancabile "Je t'aime...moi non plus", qui eseguita con la partecipazione di Anita Lane (già presente in "Intoxicated man") e Nick Cave. Un album veramente riuscito, che finisce per sottolineare le mille qualità musicali di Harvey, veramente encomiabile per quest'opera di 'recupero' e la genialità di un autore misconosciuto in Italia come Serge Gainsbourg.
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