«AMORE E GUERRA - Enrico Ruggeri» la recensione di Rockol

Enrico Ruggeri - AMORE E GUERRA - la recensione

Recensione del 18 nov 2005

La recensione

Sulla musica niente sorprese, è quella del Ruggeri di sempre: suono e ritmo popolare con il contributo di trombe e fisarmoniche per un effetto folk vagamente anacronistico, tipico di Enrico. Qualche richiamo punk e poi ballate dolci; spirito anarchico e ribelle, testardo e orgoglioso anche nei suoni, con la fedele compagna Mirò ai violini. E quindi: o lo si ama o lo si detesta, e molto di più non c’è da dire.
Più interessanti – tipico anche questo – i contenuti: intimità e disvelamento del privato (l’amore del titolo) da un lato, attualità e apertura sul mondo (e quindi, la guerra) dall’altro.
Partiamo da qui, dalla dimensione pubblica. Quella del Ruggeri politico è una posizione coerente e forte: a partire dalla guerra in Iraq e dal comportamento del governo americano, il cantautore denuncia i problemi conseguenti alla strategia della paura, nella title track racconta i rari “Eroi solitari” superstiti, eroi della poetica degli sconfitti che Ruggeri ha dimostrato, negli anni, di avere tanto a cuore. “L’americano medio” analizza quello che resta della disgregata società statunitense (e non solo: lo sguardo si allarga sull’Europa, e sul mondo occidentale) . “Paisà”, dall’incedere bandistico, musicalmente ricorda “Balalaika” e la tradizione russa; nei testi contiene invece un attacco al nostro Paese, che non ha un’autonomia di pensiero – né l’ha mai avuta, canta Ruggeri ricordando l’Italia del Dopoguerra, delle sigarette, della cioccolata e dei tempi in cui all’improvviso venne dato “l’ordine di non morire più”.
“Trash”, contro la televisione-spazzatura, è un brano anni Ottanta che fa riferimento alla primissima produzione di Ruggeri, con un coro che urla la parola “Trash” all’inizio di ogni strofa e un ritmo martellante e ossessivo; a un primissimo ascolto straniante, dopo un po’ – paradossale ma vero - considerarla radio-friendly.
Per quello che riguarda il lato intimista, sempre in bilico tra nostalgia e memoria, tra i pezzi meglio riusciti dell’album c’è la struggente “Quando sogno non ho età” (geniale il concetto contenuto nel titolo), dedicata alla madre di Enrico scomparsa un anno fa. In tono minore ma ugualmente piacevole “Perduto amore”: melodia semplice ma efficace. Curiosa “L'uomo dei traslochi”, un’osservazione sulla vita che scorre tra scatoloni e bilanci (non sempre positivi), come anche “Il romantico aviatore”: ritmi cubani e testi in omaggio alla memoria di una creatura sognatrice, che appartiene a un altro mondo e a un’altra era. Mentre il pezzo che chiude l’album è un rifacimento di vecchio brano, “Il fantasista”, è dedicato a eroi di altra natura, quelli del calcio, quelli che, veri fuoriclasse, fanno impazzire il mister perché non seguono gli schemi ma vivono di istinto e intuizione. O li si ama, o li si detesta. Un po’ come Ruggeri.

(Paola Maraone)
Tracklist:

“Eroi solitari”
“Perduto amore”
“L’americano medio”
“Il romantico aviatore”
“Trash”
“Quando sogno non ho età”
“Paisà”
“L’uomo dei traslochi”
“La prima volta”
“Tu stanotte sarai mia”
“Il concerto”
Bonus track: “Il fantasista”
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