«HORSES - LEGACY EDITION - Patti Smith» la recensione di Rockol

Patti Smith - HORSES - LEGACY EDITION - la recensione

Recensione del 30 nov 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ci sono dischi che hanno fatto la storia del rock sotto molti aspetti, e “Horses” è uno di questi. La forza dirompente che anticipava il punk, l’avanguardia artistica e la dissacrazione degli idoli, musicali e culturali. C’è tutto, in queste canzoni, e c’è tutto anche a 30 anni di distanza. Ben venga quindi questa ripubblicazione che celebra l’anniversario di un capolavoro, e ben venga l’elegante confezione e il secondo CD con l’intero disco (più la cover di “My generation”) registrati dal vivo a Londra la scorsa estate, al Meltdown Festival di cui la Smith è stata per l’occasione direttrice artistica.
Non è questa la sede per entrare nell’analisi del significato profondo di “Horses”: nel nostro archivio recensioni trovate un bel resoconto di che cosa ha significato questo disco per qualcuno che era lì quando è uscito.
Ma questo disco di generazioni ne ha segnate diverse, e lo si continua ad ascoltare e scoprire oggi come ieri. Con alcuni miti, uno su tutti che circonda la figura leggendaria di Patti Smith. Vi ricordate qual è la definizione più ricorrente al suo proposito? Si, proprio “La poetessa del rock”. Una definizione (una semplificazione, come tutte quelle che usano i giornalisti) che le è dovuta dal suo passato come poetessa d’avanguardia, inizialmente prestata alla musica proprio con questo disco, che la fece diventare artista musicale a tempo pieno. E dovuta anche alla sua qualità di scrittura, certo.
Beh, se l’idea che mi sono fatto riascoltando questo disco, e riascoltando il secondo CD dal vivo (e anche un altro live della Smith, registrato nel 2004 in Francia e pubblicato come “bonus” di una ristampa locale dell’ultimo disco di studio “Trampin’” con alcune versioni memorabili di suoi brani) è un’altra. La forza di Patti Smith non è la sua poesia ma la sua capacità di interpretare i suoi versi. Il rock non è poesia, perché non esiste (o è molto incompleto) senza musica e senza una voce che canta. Si potrà essere più o meno d’accordo su questa cosa (lo status poetico del rock è da sempre un grande argomento di discussione), ma non si può non provare qualche brivido sento la forza trascinante con cui Patti Smith rilesse e riscrisse “Gloria” di Van Morrison 30 anni fa e come la rilegge ancora oggi. In questo “Horses” non ha perso davvero niente della sua freschezza, e anche le versioni live dimostrano (come sa chiunque la abbia vista in una delle sue numerose tappe italiane degli ultimi anni) come Patti Smith sia più forte che mai, oggi. Entrambi i CD comprendono, in coda, una cover di “My generation” degli Who, una delle interpretazioni che hanno reso famosa Patti Smith. A questo punto, aspettiamo davvero con ansia l’annunciato prossimo disco di cover (ancora in lavorazione) per vedere come la sua forza saprà operare su canzoni altrui. Ma per il momento godiamoci o riscopriamo questo capolavoro.

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