«BABYBERTE' - Loredana Berté» la recensione di Rockol

Loredana Berté - BABYBERTE' - la recensione

Recensione del 09 nov 2005 a cura di Paola Maraone

La recensione

Dici Berté e dici grinta, tormento, energia, rabbia. “Sto benissimo, amore mio, anche se oggi è caduto Dio” è una frase tra tante ma rende bene l’atmosfera; è tratta da “Io ballo sola”, quinta traccia di questo disco di inediti arrivato a distanza di ben 7 anni dal precedente.
E ha tutte le ragioni, Loredana, di sostenere l’avvenuta caduta di Dio, lei che ha davvero molto amato, vissuto, sofferto. E che non ha mai temuto di percorrere strade difficili. Come in questo disco, a dir poco autobiografico: in realtà un disco che fotografa - a tratti impietosamente, sempre con sincerità - l’anima della Berté. Qui le canzoni sono intervallate da divertissement nella forma di messaggi in segreteria (“tutti autentici”) lasciati a Loredana dai più vari (e veri?) amici del mondo del rock e dell’arte: Morgan, Renato Zero, Asia Argento, Ron, Dori Ghezzi tra gli altri, ma anche i fan incazzati perché lei “non fa un disco da troppo tempo e ci ha rotto i coglioni”.
Giochetti a parte – diverte sentire i messaggi al primo ascolto, al secondo vorresti già poterli eliminare e goderti solo la musica – “Babyberté” è composto da 13 pezzi. Tra cui due rivisitazioni: “Una storia sbagliata” di De André e Bubola, qui riproposta nella versione live che Loredana eseguì a Genova nel concerto-tributo a Faber - già questa scelta, atipica allora come oggi, conferma il carattere da vera outsider della Berté. E poi “I ragazzi italiani” di Dalla/De Gregori/Ron. E poi (e soprattutto): 11 inediti che mettono a nudo l’anima della Bertè, una che ha il coraggio di dire e cantare quello che pensa e che mescola i suoi pezzi - parafrasando Fossati - col sangue e il sudore.
Loredana è una così: una da prendere o lasciare, una che non si vergogna di dire quello che pensa, non si tinge i capelli, mette in mostra le gambe, si veste come le pare o come le capita, detesta le convenzioni. Loredana è una che Asia Argento chiama “la mia mamma rock”; una che per fare questo disco se l’è autofinanziato usando i soldi guadagnati a “Music Farm”, e non se ne vergogna: “Si intitola ‘Babyberté’ anche perché ci ho messo 5 anni a partorirlo, e credevo che non sarebbe mai uscito”.
E invece. E invece eccolo qua, un disco in presa diretta, registrato – roba d’altri tempi - in analogico; un disco che riconosci come “roba di Loredana” dalla prima strofa; un disco che alcuni definirebbero “artigianale”, mentre lei ha spiegato, “Questi nuovi musicisti, questi ragazzi giovani, quanto mi hanno fatto arrabbiare! Dicevo, smettetela di fare otto note e poi piantar lì. Se iniziate una canzone dovete arrivare fino alla fine, dovete studiare il ritmo in modo da non sbagliarlo. All’inizio non capivano, poi invece sì, e si sono pure divertiti”. È partita da 50 brani, molti li ha buttati via, altri sono ancora nel cassetto; ne ha salvati 10, tra cui “Mufida”, intensa, dedicata alla sorella Mia Martini. “Sto male” è una canzone-manifesto, di quelle in cui il titolo già dice tutto; idem per “Sola come un cane”, mentre Asia Argento ha girato i video di “Mercedes Benz” – che è anche un omaggio a Janis Joplin – e poi di “Notti senza luna” e “Io ballo sola” (in cui recita anche, e interpreta la Berté). Poi c’è un pezzo di Renato Zero, “Deliri a 45 giri”: “un demo che avevamo fatto a Fonopoli cinque o sei anni fa. Una dedica al vinile che non c’è più, con un’atmosfera solare anni ’60 e Lele Melotti che suona con le spazzole”.
È un disco un po’ così, questo: un disco di grinta, tormento, energia, rabbia, proprio come Loredana. Un disco bello e caldo e disordinato, come Loredana. Rock, e femminile: come lei. Roba che ti piace o non ti piace, non da mezze misure – perché lei è così, tutto o niente, tutto e il contrario di tutto. Una che litiga con la vita e se la prende con Dio ma poi dedica l’album a Padre Clemente, che lavora coi poveri a Milano. E poi si schermisce: “L’unica cosa in cui credo è lo sciopero dei treni”. Sarà poi vero? Mmmh.

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