«ROAD TO ROUEN - Supergrass» la recensione di Rockol

Supergrass - ROAD TO ROUEN - la recensione

Recensione del 13 nov 2005 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

I Supergrass sono sempre stati delle vere e proprie spugne musicali. Quattro ragazzi capaci di miscelare nelle loro canzoni gli ascolti fatti nella loro vita, senza mai sembrare dei pallidi cloni. Fino a ieri la band di Oxford ci aveva abituato ad un pop-rock ricco di grinta, ironia e sarcasmo; il nuovo “Road to rouen”, invece, si presenta con un inedito sound maturo e sontuoso.
I tre anni di pausa, l’aria di Francia (scelta per la produzione del nuovo album) e un “best of” che, col senno di poi, si pone come netto spartiacque nella carriera di Gaz Coombs e compagni, sembrano aver influito molto nel suono delle quattro “facce di scimmia”, che, appena dieci anni fa, si presentavano al pubblico inneggiando all’ottimismo con quel piccolo capolavoro pop che fu “Alright”.
“We hail commercial suicides”, canta Gaz in “Tales of endurance (parts 4, 5 & 6)”, brano d’apertura del disco che mette subito in mostra i piani della band. Una suite strumentate anticipa il cantato che porta ad un esplosione accompagnata dalla chitarra elettrica. Una canzone dall’incedere ipnotico che ben rappresenta il rinnovato suono della formazione oxfordiana.
Non da meno è la ballata che ha anticipato la pubblicazione del disco, “St. Petersburg”, una canzone guidata da una voce dolce e emozionante come mai si era sentita in un brano dei Supergrass. Ma questa maturità raggiunta non ha tolto quel sorriso malizioso e guascone che era la firma inconfondibile delle loro vecchie produzioni: così, al fianco della pop arioso (e estremamente beatlesiano) di “Roxy” e “Kick in teeth” e al rock seventies di “Road to Rouen” troviamo la giocosa “Cofee in the pot” dove il western si mescola con i ritmi balcanici.
Con questo loro nuovo disco i Supergrass dimostrano così di saper maneggiare a piacimento ogni tipo di sonorità, senza mai perdersi nel citazionismo o nella ripetizione manieristica, ma continuando a proporre grande pop, come d’altronde ci hanno ormai abituato da tempo.
Dopo questo tanto atteso capolavoro di grazia e amore possiamo solo sperare che i quattro non ci lascino orfani ancora per molto di un loro nuovo disco.

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