«TAKK - Sigur Ros» la recensione di Rockol

Sigur Ros - TAKK - la recensione

Recensione del 30 set 2005 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

E’ difficile descrivere a parole la musica dei Sigur Ros, non c’è forma canzone, non ci sono schemi, ma solo estesi tessuti sonori che si adagiano ad un paesaggio naturale che solo un islandese può descrivere così bene. La loro è musica per attimi eterni, notti ricche di sogni, emozioni dilatate che sfociano in esplosioni: il suono di ghiaccio e la lava che si scontrano giornalmente in quell’isola vicino al Polo Nord.
“Takk”, il loro terzo disco, conferma il classico stile psichedelico-onirico dei Sigur Ros, i quali, dopo l’eccesiva dilatazione espressa in “()”, sono tornati a qualcosa che è ora più vicino alla forma-canzone, sempre se di questo si può parlare nel loro caso.
Ciò che stupisce di questa formazione è la naturalezza con cui riescono a maneggiare così facilmente le emozioni, mescolando crescendo chitarristici, piccole melodie da carillon, archi e il falsetto, infantile e sgraziato del cantante. Ed è così che, ancora una volta, le undici canzoni contenute in “Takk” (grazie in islandese) i Sigur Ros portano l’ascoltatore nel loro mondo incantato e rallentato senza quasi mai annoiare.
E si rimane avvolti dal lento ma potente incedere di “Glósóli” (il primo singolo estratto dall’album), dalla maestosa melodia di “Hoppípolla” e dalla dolcezza di “Sé lest”.
L’unico dubbio che lascia questo album è che i Sigur Ros, per essere una band così giovane, ci paiono un po’ bloccati in uno stile assai personale, ma che, dopo tre album, non offre alcun spunto di innovazione.
Certo, se in futuro i risultati si manterranno a questi livelli non potremmo che ritirare i nostri dubbi, e ringraziarli ancora una volta…

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