«OUT OF EXILE - Audioslave» la recensione di Rockol

Audioslave - OUT OF EXILE - la recensione

Recensione del 09 giu 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Allora era vero. Non era un passatempo per rockstar annoiate. Quando uscì il primo eponimo disco degli Audioslave, si diceva più o meno “Si, bello, ma durerà?”. Ovvero,la solita domanda che ci si fa quando si vedono nascere dei supergruppi. In questo caso, da 3/4 dei Rage Against The Machine e dal cantante dei Soundgarden, Chris Cornell (reduce da una parentesi solista non molto fortunata).
A distanza di 2 anni e mezzo, eccoli di nuovo qua, con questo “Out of exile”. Per una sorta di par condicio discografica, il disco esce per la Interscope, etichetta che aveva sotto contratto Cornell (quello precedente era Epic, casa dei Rage). E la par condicio continua nelle tracce del disco, nel sostanzialmente equilibrato mix degli elementi di base.
Di "Out of exile" si può dire più o meno quanto si affermò a proposito dell’esordio della band: bello, ma prevedibile. In sostanza, gli Audioslave rispettano esattamente le aspettative: la voce di Cornell è tornata ai fasti dei Soundgarden, così la sua capacità di dividersi tra rock potenti e pezzi più melodici, scuri e/o introspettivi; Commerford, Wilk e Morello, da par loro, costruiscono un tappeto sonoro degno della parola “rock”.
Se proprio vogliamo trovare una differenza di “Out of exile”, rispetto a “Audioslave” è una maggiore “normalità”: brani come “Yesterday to tomorrow” o il bel singolo “Be yourself” sono grandi canzoni, in cui la firma chitarristica di Morello si sente meno che in passato. Questo vale in generale per tutto il disco, anche nei pezzi più veloci, come l’uno-due inziale “Your time has come” e “Out of exile”: pezzi tirati, ma un po’ più alla Soundgarden che alla Rage. Più hard rock di stampo tradizionale, meno hard rock rivisitato e modernizzato, com’era nello stile dei RATM.
E’ un disco che deluderà un po’ di gente, questo “Out of exile”. Sicuramente una parte della critica, quella che vuole originalità a tutti i costi. Non deluderà invece chi cerca rock, cantato e suonato bene, senza tanti fronzoli. Se vi basta questo, “Out of exile” è il disco che fa per voi.

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