CANZONI PER ME

EMI (CD)

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Quanti Vasco ci sono in Italia? Quanti vivono la musica facendo comunque quello che vogliono? Quando arriva un disco di Vasco Rossi ci si trova comunque di fronte, che piaccia o no, ad un nuovo capitolo di un’esplorazione, a nuovi racconti provenienti dal mondo di chi è rimasto - forse un po’ magicamente - a metà strada tra l’uomo della strada e la rockstar. Vasco Rossi è uno dei pochi che scrive la sua biografia con le canzoni, con testi e situazioni che passano e cambiano con il passare delle stagioni. Come Springsteen, Vasco lascia che il tempo modelli le sue canzoni, ed è bello ritrovarlo in canzoni ‘vissute’ sulla propria pelle. I loro testi vivono, raccontano storie che invecchiano, lontano da metafore che il tempo sembra non scalfire ma che poi crollano di botto da un giorno all’altro. Con Vasco no, le canzoni vivono e cambiano, anche, col passare degli anni. Succede da sempre, dai tempi della candida ironia da discoteca di "Colpa d’Alfredo" all’inno "Siamo solo noi", dalle corse su strada di "Vado al massimo" e "Vita spericolata" alla poesia arrabbiata di "C’è chi dice no", dalle domande adulte di "Liberi liberi" alla maturità infoiata di "Gabri", dall’amore ‘umano’ di "Senza parole" alla voglia di sentirsi ‘sempre scomodo’ di "Mi si escludeva". E succede anche oggi, quando il presente di Vasco è fatto di canzoni, viaggi su Internet e curiosità per le nuove tecnologie: così il suo nuovo cd vi dà la possibilità di leggere su computer i testi, ascoltare i brani e, con Quicktime, di guardarvi anche un bel dietro le quinte del video di "Io no", girato a Londra la settimana prima di Pasqua. Di "Canzoni per me" si parlava già da qualche mese, quando Vasco sembrava essere indeciso se dare un seguito ‘unplugged’ al suo "Nessun pericolo...per te" oppure ripiegare su un album di canzoni d’amore, di ballad personali vecchie e nuove, capaci di tracciare una sorta di percorso ideale che le legasse attraverso gli anni. Canzoni sue, quindi, o meglio, canzoni per sé, che nell’intenzione non tenessero tanto conto del mercato quanto della voglia di Vasco di cantarle e di pubblicarle. "Canzoni per me" non è però il tipico album di canzoni d’amore: rimarrà deluso chi si aspetterà un lento dopo l’altro, magari conditi dal sax soprano che spesso viene fuori dai brani di Vasco. No, "Canzoni per me", è un altra cosa: anzitutto è un disco intenso, fatto di 8 brani tra i quali non è facile assegnare la palma del migliore. "Io no" è un ottimo singolo, per carità, ma l’album è nervoso ed elettrico come nei migliori momenti di Vasco: a partire dall’iniziale "E il mattino", forse per atmosfera molto vicina ai brani ironici e un po’ comici che affollavano i suoi primi dischi. "L’una per te", probabilmente il secondo singolo, è un brano eccellente, sostenuto da una chitarra che taglia un riff molto ad effetto, mentre Vasco ricorda un po’ "Tango della gelosia" con il suo modo inconfondibile di cantare. Di "io no" si può dire che è un tipico brano alla Vasco, unico artista italiano capace di fare un ritornello composto esclusivamente dalla frase "io non ti aspetto più! ..................yeeeh!". "Quanti anni hai" è un altro dei momenti migliori dell’album, con un testo che ancora una volta è un dialogo dal quale affiorano la frenesia di vivere di Vasco, la sua impazienza, e a tratti la paura di perdere quel ‘contatto’ con la vita che capita a chi ha vissuto - e bruciato - molto: "quanti anni hai/stasera/sai che non lo so/bambina/forse ne ho soltanto qualcuno.../qualcuno...più di te/ma è la curiosità/che non so più cos’è". Il brano che segue, "Laura" ("è il nome di donna che mi piace di più, ma non è un brano dedicato alla mia donna...", dice Vasco) farà probabilmente la fine di "Sally", cioè verrà cantato a squarciagola da tutte le ragazze che affollano i concerti. "La favola antica" è un blues al carillon che sembra quasi una canzone per bambini, talmente è leggera e fatta di tenerezza e ironia, mentre "Idea 77", musicalmente forse l’unico momento debole dell’album, ha un testo molto interessante che parla di non-comunicazione e dei condizionamenti esterni. A chiudere l’album arriva "Rewind", godurioso e frenetico come i migliori pezzi di Vasco, misto di sesso tecnologico, di poltrone e alta definizione: veramente trascinante. "Canzoni per me" è un disco compatto, che ci riporta sul lettore CD il Vasco da cantare a squarciagola, che fa sorridere, riflette e che, passando per il cuore e la testa, punta dritto alle viscere. Forse è per questo che Vasco, quando canta, urla: e forse è per questo che quando si ascolta Vasco viene voglia di urlare. Esagerato.