«CHE COSA C'E' DI STRANO? - Gennaro Cosmo Parlato» la recensione di Rockol

Gennaro Cosmo Parlato - CHE COSA C'E' DI STRANO? - la recensione

Recensione del 06 mag 2005 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Di solito mi astengo dal recensire dischi nella cui produzione/esecuzione siano direttamente coinvolte persone con le quali ho un rapporto amichevole: non che non pensi di poter essere sincero nel giudizio, gli è che rischio di diventare troppo severo proprio perché da chi stimo sono indotto a pretendere più di quanto sia normale attendersi. Ma corro il rischio (anzi, lo faccio correre al produttore Giorgio Bozzo, al nume tutelare del progetto Mauro Coruzzi, e anche a Matteo B. Bianchi, che del disco firma le note di presentazione) di risultare ipercritico perché l’idea creativa e lo svolgimento di questo progetto discografico mi somigliano troppo perché io mi possa chiamare fuori dalla responsabilità di scrivere cosa ne penso.
L’album, che si intitola così da una frase del testo di “Sarà perché ti amo” (Ricchi e Poveri, 1981), raccoglie le riletture di 16 canzoni italiane degli anni Ottanta – vedere il dettaglio nella tracklist, in cui al titolo è affiancato l’interprete della versione di riferimento - , eseguite vocalmente da Gennaro Cosmo Parlato, singolare artista napoletano (vedi la biografia nell’area apposita di Rockol). Non si tratta, e meno male, di semplici cover, ma di rielaborazioni che “cambiano l’acconciatura, il trucco e il vestito” alle versioni originali: il che è appunto, di questo disco, la cifra stilistica ma anche la scelta che più presta il fianco a considerazioni critiche – positive o negative che siano.
Dicevo “meno male” perché di semplici cover sono pieni gli scaffali, e non è più nemmeno interessante scriverne. Quindi ben venga un tentativo più estremo, più originale e più coraggioso come quello messo in atto da Parlato: che su un repertorio in fase di generalizzata riscoperta (il “revival degli anni Ottanta” è indubitabilmente in atto) interviene stravolgendo, rifiutando quel malinteso “rispetto” dell’originale che di solito genera malinconiche copie e anzi rivendicando – proprio in nome dell’amore per quelle canzoni – il diritto/dovere di rivoltarle come calzini.
L’approccio complessivo è quello che si rifà alla tradizione degli spettacoli in playback delle drag queen (care vecchie Pumitrozzole…), con un clin d’oeil a certe cose di Ettore Petrolini e più di un riferimento al Joel Grey “maestro di cerimonie” di “Cabaret” – e, aggiungerei, alle imitazioni di Milva dell’inimitabile Alighiero Noschese, e (forse) al Max Raabe della Palast Orchestra; esplicitamente mascherato, con un ovvio penchant gaio e un dichiarato gusto per l’esagerazione e lo svaccamento controllato – lontano dunque dall’epica tragica grandezza di un Klaus Nomi, per dire, e semmai più affine al Paolo Poli accompagnato da Jacqueline Perrotin, ma senza la feroce perfidia dell’attore toscano, capace di trovare nelle canzoni degli anni Venti/Quaranta perle di idiozia e volgarissimi doppi sensi dove forse anche non ce n’erano, nelle intenzioni degli autori.
Ne risultano cover che virano verso la parodia, e che se non fosse per le rigide norme del diritto d’autore forse sarebbero state anche più vicine al “centone” di stile Quartetto Cetra-Biblioteca di Studio Uno (con canzoni molto note il cui testo veniva sostanzialmente riscritto su nuove tematiche). Ecco: questo è forse il peccato originale del disco, ciò che lo rende al tempo stesso irresistibilmente divertente e spesso francamente ripetitivo. Gli è che l’effetto-sorpresa, lo spiazzamento dell’ascoltatore è efficacissimo, ma proprio perché tale mostra la corda dopo il primo giro strofa/ritornello, quando lo stupore per la modalità di rilettura della canzone originale è già metabolizzato. Idealmente, a mio parere, questo album avrebbe dovuto contenere trenta canzoni (e mi torna alla mente un vecchio album della CGD, “30 x 60”, in cui il repertorio anni Sessanta veniva ridotto in pillole, e di ogni brano veniva conservato il nucleo, l’essenza, il concentrato semantico/musicale): così ci sarebbero stati doppio divertimento e minor senso di sazietà.
Detto ciò, l’operazione è così amabilmente sfacciata che, davvero, invidio chi ha avuto l’idea di realizzarla e chi ha avuto modo di lavorarci; e le doti vocali di Parlato – dico proprio le doti tecniche – sono innegabili. Poi, certo, non era facile escogitare per ogni canzone un sempre diverso angolo d’approccio, e qualcosa ritorna, qualcosa si ripete (il coro lirico maschile, così alla Battiato, è un “segno” sonoro così forte che quando si ripropone diventa già maniera). Sicuramente lo spettacolo di cui il disco è la struttura musicale portante risulterà (ancor) più godibile dell’ascolto dell’album, perché la teatralità è una componente essenziale del progetto. E difficilmente il disco avrà riscontri commerciali tali da fare di Gennaro Cosmo Parlato l’Ivan Cattaneo del Duemila (il che, credo, nemmeno gli farebbe piacere – se non per ragioni squisitamente economiche).
Però, insomma, “Che cosa c’è di strano” vale l’ascolto. Magari in dosi omeopatiche: una canzone al giorno. Tutto insieme, rischia di stuccare – come una zuppa inglese mangiata a cucchiaiate direttamente dalla teglia. Buona, buonissima, ma con juicio.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.