«HAPPY TOGETHER -THE VERY BEST OF - Turtles» la recensione di Rockol

Turtles - HAPPY TOGETHER -THE VERY BEST OF - la recensione

Recensione del 15 apr 2005 a cura di Franco Zanetti

La recensione

Dunque, esce un’antologia dei Turtles, e quelli che come me hanno un “soft spot” (un debole, diciamo, ma l’espressione inglese rende meglio) per il pop vocale degli anni Sessanta s’affrettano a chiederla alla casa discografica per poterla recensire - ma soprattutto per poterla ascoltare. I Turtles, lo dico per i moltissimi che non li hanno mai sentiti nominare, sono un gruppo americano attivo fra il 1965 e il 1969: hanno pubblicato cinque album, fra cui il buffo “The Turtles presents The battle of the bands”, in cui il gruppo “fingeva” di essere di volta in volta una band country, psichedelica, R&B, folk eccetera eccetera, e “Turtle soup”, un ambizioso tentativo di realizzare un proprio “Sgt. Pepper’s…” realizzato con la produzione di Ray Davies dei Kinks. Per la verità, i Turtles non sarebbero meritevoli di più di un paragrafino di qualche enciclopedia del rock: troppo easy, troppo frivoli e troppo “piacevoli” – pur avendo avuto il primo successo con una cover dylaniana, “It ain’t me, babe” - per lasciare una traccia duratura.
(Dopo lo scioglimento la coppia leader della band, Mark Volman e Howard Kaylan, ha pubblicato album in proprio – il migliore è “The Phlorescent Leech and Eddie”, 1972, gli altri sono “Flo & Eddie”, 1973, “Illegal immoral and fattening”, 1975, “Moving targets”, 1976, e “Rock steady with Flo & Eddie”, 1981 – intanto collaborando a lungo con Frank Zappa, come membri live dei Mothers of Invention e partecipando a quattro album, e prestando la voce a registrazioni di T.Rex, Pink Floyd, John Lennon, Alice Cooper, Stephen Stills, Bruce Springsteen, Ramones, Psychedelic Furs e Duran Duran, prima di riprendersi il nome della band e battere il circuito del revival.)
Ma tornando ai Turtles: dicevo, tutto sommato sarebbero sconosciuti da noi se un paio dei loro hit oltreoceano non fossero diventati oggetto di cover qui da noi, e quelle cover non fossero stati successi da classifica; scommetto che conoscete “Per vivere insieme” (in italiano cantata da Jimmy Fontana, Quelli, Nuovi Angeli, Brenda Bis e i Ragazzi del Sole) e “Scende la pioggia” di Gianni Morandi, che sono rispettivamente le cover di “Happy together” e “Elenore”. Ecco, soprattutto la prima delle due è abbastanza esplicativa del genere di canzoni con le quali i Turtles hanno frequentato le charts statunitensi nella seconda metà degli anni Sessanta: qualcosa fra i Beatles, i Beach Boys e i Mamas & Papas e i Byrds più morbidi. Roba palatabile assai, ma innegabilmente leggerina.
Adesso ci starebbe bene un bel discorso sulle canzonette, sul fatto che le canzoni pop sono meravigliose perché evocano e suscitano, commuovono e sono segni del loro tempo, ma non è forse la sede adatta. Basti dire che questa raccolta è l’ideale colonna sonora per un sabato pomeriggio o una domenica mattina di primavera: da ascoltare senza impegno, giusto perché faccia nascere un sorriso o faccia fischiettare una melodia orecchiabile già al primo ascolto. Mi sentirei di raccomandarla senza riserve (anche il libretto, benché non eccezionale, si fa leggere volentieri per via dei commenti di Flo & Eddie a ogni canzone), se non fosse per due ragioni. Intanto, il Cd dura meno di 33 minuti: ora, lungi da me pensare che “più è meglio” – anzi, sono un sostenitore della teoria secondo la quale la durata ideale di un disco è fra i 35 e i 40 minuti, come i buoni vecchi album in vinile – ma, insomma, un’antologia di successi (o “quasi” successi), visto che costa zero di produzione e al massimo fa spendere qualcosa di rimasterizzazione, potrebbe dare anche un po’ più di quantità di ascolto.
La seconda ragione è più specifica. Nel 2002 la (sempre benemerita) Rhino Records ha pubblicato un Cd, “Solid zinc”, che contiene ben 51 canzoni dei Turtles, fra le quali anche demo e rarità. E le 14 tracce di questo disco di cui vi sto parlando ci sono tutte. Dite che quello è un disco doppio? E allora, sappiate che nel 1990 sempre la Rhino ha pubblicato un “20 greatest hits” dei Turtles che, pure, comprendeva tutte le quattordici canzoni di questo “The very best of”. Sono cose che danno da pensare, no?
Comunque, sono grato alla gentile signora della Sony che mi ha dato questo disco da recensire. Mentre scrivevo l’ho ascoltato e riascoltato, e mi sono divertito, immalinconito e persino commosso (risentendo la versione Turtles della vecchia “Eve of destruction” di P.F.Sloan / Barry McGuire, che da noi Gino Santercole rifece col titolo di “Questo vecchio pazzo mondo”…). E ho pensato, come mi capita ormai troppo spesso, che di canzoni così “canzoni” non se ne scrivono più. Ma che volete, noi anziani siamo sempre lì a rimpiangere il passato…

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.