«STYLE COUNCIL IN CONCERT - Style Council» la recensione di Rockol

Style Council - STYLE COUNCIL IN CONCERT - la recensione

Recensione del 05 feb 1999

La recensione

A 10 anni abbondanti di distanza dal loro scioglimento, il segreto degli Style Council brilla ancora dietro la loro musica. Pochi dischi, una parabola artistica quasi da subito discendente, una fortuna commerciale che per un po’ va addirittura in senso opposto rispetto all’ispirazione e li premia per dei singoli particolarmente riusciti ("Shout to the top", "Walls come tumbling down") ma alla fine si uniforma alla fase di stallo. Eppure la magia degli Style Council resiste, così come rimangono uniche alcune splendide intuizioni della loro musica. Sono stati loro, in definitiva, insieme ad altre realtà musicali che si muovevano in Gran Bretagna nello stesso periodo (Sade, il primo Matt Bianco), i precursori di un genere musicale che nella sua accezione compiuta si sarebbe chiamato acid jazz. Gli Style Council del jazz recuperavano forme e sostanze, mescolandole a tratti con la trascinante villania punk che aveva animato Mr. Paul Weller - negli Style Council quasi irriconoscibile - ai suoi esordi con i Jam e con un amore, a poco a poco sempre più evidente, per la musica soul dei neri. Una musica che recupera il gusto della performance, e non è un caso che i concerti degli Style Council fossero considerati dei veri e propri eventi. Dopo i primi tre album, assolutamente straordinari, il gruppo di Weller smette di essere un terzetto (con Talbot e Steve White, di recente rivisto al fianco di Weller ancora nei panni di drum warrior) e si apre ad orchestrazioni e a vocalità esterne. È l’inizio della fine, forse, ma è anche un momento in cui il furore artistico trova la sua piena realizzazione: per l’inquieto Weller niente è impossibile, sul palco, nemmeno passare da un brano tiratissimo ad un liquido assolo di piano, da una delle sue cover predilette a classici come "My ever changing mood" (qui eseguita nella sua veste acustica, per piano e voce, imperdibile). Alla fine un concerto del gruppo risultava essere molto più r&b di quanto i presupposti lasciassero immaginare, e questo è ciò che arriva anche dai solchi di "In concert". Un condensato di energia con qualche sana perdita di tempo e calo di tensione, ma in generale un viaggio in un caleidoscopio di generi guidato da un entusiasta capitano Weller.

TRACKLIST

01. Meeting (over) up yonder
02. Up for grads
03. Long hot summer
04. One nation under a groove
05. Le depart
06. Spring, summer, autumn
07. Hanging on to a memory
08. It just came to pieces in my hands
09. Here’s one that got away
10. My ever changing moods
11. A man of great promise
12. The boy who cried wolf
13. A stones throw away
14. Speak like a child
15. Mick’s up
16. Money go round/Souldsleep/Strenght of your nature
17. Move on up
18. Down in the scene
19. It’s a very deep sea
20. Heavens above
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