«LE VIBRAZIONI II - Le Vibrazioni» la recensione di Rockol

Le Vibrazioni - LE VIBRAZIONI II - la recensione

Recensione del 17 mar 2005 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Innarrestabili. Non c’è altra definizione per Le Vibrazioni: da quando sono esplosi con “Dedicato a te” non si sono fermati un attimo. Un disco, una valanga di concerti, un DVD, una partecipazione al Festival di Sanremo, e ora questo secondo disco.
A differenza di tante altre meteore del pop-rock italiano, Le Vibrazioni hanno tutte la carte in regola, e se non si sono fatti fermare da nessuno in questi due anni è perchè sanno scrivere e suonare. Davvero: è questo disco ne è l’ennesima dimostrazione.
Qua dentro tutto è volutamente retrò: dal titolo - che cita i dischi dei Led Zeppelin - alle prime note (un sitar), alla chitarre, che volano libere e acide tra le 14 tracce del CD, alle melodie vocali imbastite dal cantante Francesco Sarcina, alla grafica del disco, al packaging (che presenta un collage alla “Sgt Peppers” ), al CD stesso (che sembra un disco in vinile).
Da questo punto di vista, “Le Vibrazioni II” non è solo un’operazione d’immagine, ma un passo in avanti, fatto guardandosi indietro, alle proprie origini. E’ un disco più elaborato e più suonato dell’esordio, forse anche meno immediato ma non privo di brani d’impatto come “Raggio di sole” (programmatissima da radio e TV) e dalla stessa “Ovunque andrò” presentata a Sanremo (che però sul palco del Festival ha reso di meno di quanto ci si poteva immaginare ascoltandola prima, o ascoltandola adesso), messi in mezzo ad altri decisamente più difficili come “Immagina”, o “Sanguinaria”. Insomma, se non l’avevate ancora capito, Le Vibrazioni sono una band vera, con i controcoglioni. E fa piacere per una volta che ad avere successo sia un gruppo che ha fatto gavetta vera, e che ha i numeri per rimanere.
C’è comunque un però in tutto questo panorama, un appunto che ci permettiamo di fare alla band: un po’ più di understatement non farebbe male. Ciò che stride ogni tanto in queste canzoni (e in certe performance, come in alcuni passaggi di quelle sanremesi) è un’enfasi un po’ fastidiosa, un andare sopra le righe che certamente fa parte dell’immaginario “seventies” da cui la band pesca dichiaratamente a piene mani, ma che forse andrebbero ridimensionati per evitare il rischio di apparire un po’ eccessivi.
Insomma, in certi momenti Le Vibrazioni – ci permettiamo di dire – dovrebbero semplicemente dimenticarsi di essere così bravi e di ricordacelo appena possono. L’unica cosa che può fermare il gruppo è la loro ambizione. “Le Vibrazioni II” è un gran bel disco nonché un deciso passo in avanti – lo ripetiamo a scanso di equivoci . Speriamo che il gruppo sappia non perdersi per strada in futuro.

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