«AFTER THE FLOOD - LIVE FROM THE GRAND FORKS PROM, JUNE 28 1997 - Soul Asylum» la recensione di Rockol

Soul Asylum - AFTER THE FLOOD - LIVE FROM THE GRAND FORKS PROM, JUNE 28 1997 - la recensione

Recensione del 24 feb 2005

La recensione

La storia dei Soul Asylum è, per certi versi, la quintessenza delle storie rock: una band pura e dura, indipendente che, dopo una lunga gavetta, approda ad una major. Arriva il successo planetario (era il 1992, e la canzone era “Runaway train”), dimostrazione che tutti ce la possono fare. Arrivano pure i contraccolpi del successo (la pressione, la difficoltà a ripeterlo) e le cronache rosa (il leader Dave Pirner si fidanza con una delle attrici più "in" del momento, Winona Ryder). Arriva anche lo scioglimento, nel 1998, e i tentativi abortiti di riformare la band.
A di là della loro rappresentatività quasi paradigmatica, i Soul Asylum erano una gran bella band. Lo dimostra questo live, pubblicato dalla Sony in una serie di riscoperte degli archivi che prevede un’uscita analoga, “Live at CBGB’s” per un altro grande gruppo di quel periodo, i Living Colour (per la cronaca: peccato invece che in Italia non venga pubblicato il disco dal vivo della stessa serie dei grandi e misconosciuti Toad The Wet Sprocket).
Divagazioni a parte, i Soul Asylum arrivano dal rock più intransigente, ma danno il loro meglio con un rock diretto, a tratti semi acustico come quello di “Grave dancers union” e “Let your dim light shine”, i dischi del successo (’92 e ’95), e anche quelli più rappresentati in questo “After the flood”, che è del ’97. “Runaway train” rimane un capolavoro assoluto del rock tradizionalista americano degli anni ’90, ma anche canzoni “Without a trace”, “Somebody to shove” o “Misery” hanno lasciato una bella traccia, e dal vivo rendono quasi meglio che in studio.
Che i Soul Asylum ci sapessero fare lo dimostrano anche le cover, che da sole (e indipendentemente dalla vostra conoscenza della band) valgono il disco, da “Sexual healing” di Marvin Gaye (riscoperta prima di Ben Harper) a “The Tracks of my tears”, fino all’immortale “I can see clearly now” di Johnny Nash.
Insomma, grande gruppo i Soul Asylum, e gran disco questo “After the flood”. Un album ottimo per (ri)scoprire questo gruppo, e un pezzo di storia del rock americano degli anni ’90.

(Gianni Sibilla).
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