L’intreccio di tre chitarre acustiche è la sostanza fragrante del disco, Welch e Rawlings (anche produttore) intervengono con discrezione e gran classe: angelica e imprendibile lei ai controcanti, ammaliante anche quando se ne sta in disparte; mentre lui, misurato e impeccabile stilista della chitarra, fa miagolare sommessamente dobro e sei corde in titoli come l’evanescente ma bellissima “Sometimes a blonde”, ritratto di donna dalle sembianze cangianti, e “Demons & fiends”, un gospel blues che potrebbe saltar fuori dal “Fratello dove sei?”” dei fratelli Coen non fosse per quei demoni, spiritelli e funghi vertebrati (!) di cui Hitchcock canta con la sua inconfondibile vocetta nasale. Fa tutto parte del suo tipico immaginario “acido”: come i vermicelli, i millepiedi e la natura animata che si muovono a sincopato ritmo di skiffle nel divertente nonsense di “We’re gonna live in the trees”. E siccome più di Barrett la sua nuova ossessione si chiama Bob Dylan (due anni fa gli ha dedicato un intero doppio Cd di cover) c’è anche una canzone dell’uomo di Duluth, estratta dal suo catalogo recente: “Tryin’ to get to heaven before they close the door” stava su “Time out of mind” (1997), e Robyn & compagni ne propongono una lettura assorta, dolente, rispettosissima.
Il pendolo si sposta spesso, a dispetto della ostentata “povertà” della strumentazione: dal folk psichedelico e surrealista (“If you know time”) alla ballata minimalista con tocchi country folk (“English girl”), dall’honky tonk rock cigolante di “Creeped out” all’intimismo di “Flanagan’s song”, dove Hitchcock sfodera il suo registro più grave e i suoi accompagnatori un sommesso fraseggio in stile vagamente tex mex. Il sarcasmo, se c’è, è ben nascosto tra i bit: in “Television”, per esempio, la cantilena che introduce il disco con un intrigante arpeggio acustico per raccontare di un povero cristo innamorato del suo elettrodomestico preferito. Così lo humour nero: in “Welcome to Earth” Welch e Rawlings gracidano in sottofondo mentre lo steward Hitchcock recita a immaginari turisti extraterrestri le delizie del nostro pianeta (“premere uno per carestia, due per pestilenza, tre per Condoleeza, quattro per morte”). E’ il suo solito, brillante teatrino dell’assurdo, l’ennesimo scherzo per parlare di cose terribilmente serie. Impagabile.
(Alfredo Marziano)