«THE BOOK OF STANLEY CREEP - Pecksniff» la recensione di Rockol

Pecksniff - THE BOOK OF STANLEY CREEP - la recensione

Recensione del 16 feb 2005 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Ci sono dei dischi che cambiano il modo di vivere e vedere una giornata solo al primo ascolto. Questo è il caso di “The book of Stanley Creep”, secondo lavoro dei Pecksniff, formazione parmense (sono di Colorno) che dopo alcune produzioni fatte in casa pubblica ora il nuovo album con l’etichetta toscana Black Candy.
La musica dei Pecksniff non è soltanto fatta di riferimenti ed emozioni, ma porta con sé un bagaglio di immagini, ricordi, foto scolorite che completano quel mondo gioioso e allo stesso tempo malinconico presentato nelle loro canzoni. Un mondo che viene anticipato dalla grafica del disco fatta da disegni quasi infantili raffiguranti fiori, animali e arcobaleni.
Le canzoni dei Pecksniff sono un distillato di pop e folk che alterna dolci melodie a momenti più taglienti e spigolosi, quasi rock, mantenendo però un’atmosfera calda e familiare. Tra gli esempi più eclatanti c’è il gioiello pop d’apertura “Baby hurricane” o la seguente “Normandy”. Tutto il disco vede la voce di Patty (dolce, ma sgraziata nei suoi acuti), contrapporsi a quella di Stefano su canzoni quasi prettamente acustiche con l’aggiunta di strumenti giocattolo. Una formula che non sempre raggiunge i livelli di canzoni come “The symphony of life”, “The book of Stanley Creep” o “Another song about Michelle”, ma che mostra il sicuro talento di una band che in futuro potrebbe stupirci.
Ma, prima di chiudere la recensione, vorremmo segnalarvi il vero capolavoro del disco: La conclusiva “We change the weather”. Un brano in puro stile flower-power che, dopo tre strofe, esplode in un favoloso ritornello corale che si blocca nel momento esatto in cui l’ascoltatore vorrebbe che continuasse per tutta la vita costringendolo così a riascoltarsi la canzone. Una prova di genio e misura che ben poche formazioni possono vantare.

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