«DISINCANTO - Ginevra Di Marco» la recensione di Rockol

Ginevra Di Marco - DISINCANTO - la recensione

Recensione del 15 dic 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

La musica, quella vera, ha i suoi tempi. E spesso non coincidono con quelli dell’industria, che li ha codificati nella routine “disco-tour”, della durata media di due anni circa.
Non stupisce, quindi vedere un nuovo disco di Ginerva Di Marco a 5 anni dal precedente “Trama tenue” (se si eccettua il live “Smodato temperante”). Ginevra è cresciuta e maturata alla scuola dei CSI/PGR, che dell’idea del dare alla musica e alla vita i suoi tempi sono i più credibili interpreti in Italia.
Non stupisce neanche troppo che Ginevra, l’anno scorso abbia deciso di uscire dal gruppo insieme al suo compagno Franceso Magnelli, che lavora con lei a questo nuovo disco. O forse sì, un po’ ha stupito tutti (tanto che i PGR hanno ricostruito il disco in lavorazione dall’inizio fino a farlo diventare quel piccolo gioiello rock che è “D’anime e d’animali”). Ma la consueta serenità e discrezione dei musicisti nel gestire situazioni di crisi di questo genere (anche se meno drammatiche di quella che ha portato alla separazione da Massimo Zamboni) spinge a pensare che si trattatasse semplicemente, per Ginevra, di una voglia di crescita ulteriore, senza rete di protezione.
“Disincanto” è il prodotto di questo percorso. Un prodotto splendido, sospeso tra presente, passato e futuro. Il passato sono gli echi dei CSI/PGR, ancora presenti in canzoni come “Fedeli Differenti” o “La rete”. Il futuro sono le nuove strade che Ginevra saprà prendere nel corso di una carriera solista che sarà sicuramente luminosa, e che qui si inziano a intravedere; Il presente sono 11 canzoni dominate dalla sua potente voce, e sospese tra il rock, tra la sperimentazione (“J”) e il cantautorato (“Passero”), con testi certo accomodanti: anche questa forse è un’eredità del lavoro con Ferretti (sentite ancora “Fedeli differenti”).
L’opinione di chi scrive è che la voce di Ginevra funziona al meglio quando si distende, come in “La buona fortuna” o “Fedeli differenti”. Ma, comunque, è una voce che in quanto ad estensione e versatilità ha pochi paragoni in Italia. “Disincanto” è un disco raro, e che lascia presagire ancora migliori sviluppi per il futuro.

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