«OSIRUS - Ol' Dirty Bastard» la recensione di Rockol

Ol' Dirty Bastard - OSIRUS - la recensione

Recensione del 06 feb 2005 a cura di Lisa Molinari

La recensione

“Se vai in cerca di guai, eccoli qui”: in un verso di “Osirus” è sintetizzato il feeling che pervade l’intera storia di Ol’ Dirty Bastard, incluso questo mixtape postumo. Nel quale si raccolgono i pezzi ai quali l’artista stava lavorando per l’uscita del terzo album solista della sua carriera, prima di essere stroncato da un collasso cardiaco in studio di registrazione (vedi news).
L’eccentrico MC, passato alla storia dell’Hip Hop come uno dei membri fondatori del Wu-Tang Clan e delirante innovatore di stile al volgere del millennio, lascia qui in eredità gli stessi ritornelli ululati, le rime rantolanti e i testi a flusso di coscienza, che lo resero famoso esattamente una decina d’anni fa, all’epoca dell’esordio solista, con “Return to the 36th Chambers”. Grazie alla lead track “Pop Shots (Wu-Tang)”, prodotta dal leggendario DJ Premier, e all’accattivante “High In The Clouds”, prodotta dal più acerbo Black Rob, riemerge il Vecchio Sporco Bastardo dei tempi migliori, in bilico costante tra la finzione artistica di follia e la realtà di una vita rocambolesca.
La volontà di recuperare i massimi livelli di creatività pervade le tracce che avrebbero potuto rappresentare il ritorno in grande stile di ODB, nonostante l’importante assenza alla produzione di RZA, storico beatmaker dei Wu-Tang e ideale complemento alla voce del folle MC. Così il collega di Clan Cappadonna provvede a fornire il giusto tappeto ritmico in “Stand Up” e in “Dirty Run” il giovane Ill Will Fulton costruisce un potenziale successo da club sul campione di ‘Fame’ di David Bowie, ma la collaborazione d’eccellenza è quella del chitarrista Mick Ronson – già musicista per il Duca Bianco – che dà il suo contributo all’eccellente “Dirty Dirty”.
Se nell’insieme le ultime registrazioni di Ol’ Dirty non supereranno mai l’innovatività degli esordi, esse avrebbero potuto rappresentare una promettente ripresa nella vita dell’artista, in cammino verso nuove ispirazioni. Un’adolescenza da disadattato, una discendenza di tredici figli e un’infinità di problemi con la giustizia erano naturale fonte d’ispirazione di Osirus – uno dei nomi con i quali l’artista era solito farsi chiamare a seconda delle occasioni, oltre a Joe Bananas, Dirt McGirt e Big Baby Jesus – e la conferma del suo mito di genio e sregolatezza. Peccato che il destino l’abbia travolto prima di aprire definitivamente un nuovo capitolo della sua carriera.

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