«NOISE FROM THE BASEMENT - Skye Sweetnam» la recensione di Rockol

Skye Sweetnam - NOISE FROM THE BASEMENT - la recensione

Recensione del 23 gen 2005 a cura di Paola Maraone

La recensione

Ah, come le fanno bene le cose, in Canada. Skye Sweetnam ha 16 anni e “Noise from the basement” è il suo disco di debutto: mescola rock e pop-punk in una miscela che suona sorprendentemente convincente, equilibrata, energetica. Se l’avessero fatto in Italia, questo disco, non sarebbe venuto fuori niente del genere; noi, di cantanti sedicenni, abbiamo i Gazosa (a proposito: nel frattempo saranno anche diventati maggiorenni), che, senza offesa per nessuno, sono un’altra cosa.
Intendiamoci: non è che Skye Sweetnam affronti temi particolarmente impegnati. il suo primo singolo, “Billy S.”, parla di come “bigiare” le lezioni a scuola. Del resto è giusto così: la ragazza ha 16 anni, non 32. La cosa interessante è che ha trovato un modo di fare punk senza parlare di politica – a meno che per politica non si intenda anche la generica ribellione contro il mondo adulto. Però le canzoni sono piene di energia, e restano in testa: tra le più riuscite, “Tangled up in me”, “Number one” e “Unpredictable”, più la cover di un classico di Blondie (“Heart of glass”), ma anche “I don’t really like you” è uno di quei pezzi destinati a esplodere in radio. Un consiglio: provate a dimenticarvi che Skye ha 16 anni, apprezzerete di più il disco. Tanto le parole degli album stranieri noi in Italia non le ascoltiamo mai, perciò in fondo i contenuti importano poco. Anche se i testi non sono stupidi: fotografano benissimo la realtà dei teenager (“I saw my boyfriend hanging with this girl I hate/ He didn’t have to tell me why last night he was la-ee-ate”; tradotto, significa “Ho visto in giro il mio ragazzo con questa tipa che odio/ non c’è stato bisogno che mi spiegasse perché ieri sera ha fatto tardi”). E comunque, permetteteci una piccola previsione: se Skye fa bene le sue mosse, se non ha troppa fretta e sceglie bene i suoi compagni di strada, può mettersi – come già ha fatto Avril Lavigne – a seguire le orme di Alanis Morissette, e arrivare molto, molto lontano. Ah, benedetto Canada.

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