«GODZILLA - THE ALBUM - Artisti Vari» la recensione di Rockol

Artisti Vari - GODZILLA - THE ALBUM - la recensione

Recensione del 30 giu 1998

La recensione

Godzilla, ovvero il gigantismo, il peso, il mostro, e le canzoni per definirlo. Per farlo, è stato chiamato giustamente Puff Daddy, al quale vorremmo stringere la mano - in una pressa. Sean "Puffy" Combs è il Godzilla dellla musica, si aggira goffo, pesante e completamente privo di motivazione che non sia il proprio personale nutrimento a spese del talento altrui. Quello che sconcerta è vedere Jimmy Page che accetta di vedere "Kashmir" - neanche un pezzo qualsiasi - distrutta dalla stupefacente banalità vocale dell'uomo d'oro della black music attuale. Attenzione, non si pensi a pregiudizi nei confronti di rap e campionamenti; la medesima "Kashmir" era stata sottoposta a tale trattamento qualche anno fa con migliori risultati. Il problema è che il nome di Puff Daddy in questo momento significa soldi e pubblico, ed evidentemente questo significa qualcosa per Sting, Page, Aretha, Mariah Carey e tutte quelle superstar ansiose di legarsi al piccolo guru privo di talento, al quale auguriamo solamente di riunirsi presto al suo amico malavitoso Notorius B.I.G.

Per il resto, nascosto dietro a quello che - giustamente, lo ripetiamo - è stato scelto come brano di traino per il film, c'è molto di buono. I Wallflowers che rileggono la "Heroes" bowiana senza strafare, un accattivante "Deeper underground" dei Jamiroquai, e un numero di buone canzoni superiori a quelle che si trova in questo tipo di colonne sonore da megaproduzione: su tutti, i Foo Fighters, i Ben Folds Five e il "Godzilla remix" di "Brain stew" dei Green Day. Una colonna sonora che può incuriosire chi non aveva intenzione di vedere il film, in arrivo in autunno, e che terrà compagnia, nell'attesa, a chi fa il tifo per il lucertolone e non vede l'ora di vederlo caracollare sulle case dei vicini.

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