«ORIGIN VOL. I - Soundtrack Of Our Lives» la recensione di Rockol

Soundtrack Of Our Lives - ORIGIN VOL. I - la recensione

Recensione del 23 nov 2004

La recensione

I pupilli svedesi di Noel Gallagher si rifanno vivi a tre anni di distanza da quel “Behind the music” che mandò in brodo di giuggiole, una volta tanto con un qualche fondamento, la stampa britannica. E con quel “Vol. 1” appiccicato al titolo del nuovo album promettono un seguito a breve termine: forti di una cinquantina di canzoni nuove, addirittura, fabbricate nel frattempo, a ritmi industriali, nel loro home studio affacciato sui docks di Goteborg. Qui ce ne sono dodici, per cominciare. E neanche un riempitivo, segno che la lunga pausa ha dato i suoi frutti. Parere personale: difficile trovare di meglio in giro, oggi, in area di rock psichedelico/garage beat anni ’60 condito di tipica sensibilità pop scandinava (tra i conterranei, i norvegesi Motorpsycho coltivano orticelli più sotterranei; gli Hives sono più à la page e più sbarazzini, ma anche molto più monodimensionali, più fragili e meno acculturati). Con “Origin Vol. 1” gli ascoltatori over 40, soprattutto, avranno di che divertirsi, e magari commuoversi, a scovar allusioni, rimandi, citazioni. I “power chords” alla Pete Townshend di “Transcendental suicide” che sembrano sbucar fuori dalla rock opera “Tommy”. Il riff cattivo alla Stooges di “Mother one track mind” (e il titolo evoca Johnny Thunders & the Heartbreakers). Il vibrato chitarristico di “For what it’s worth” (Buffalo Springfield) nascosto tra i flutti di “Heading for a breakdown”. L’organo alla Doors che danza in superficie su “Age of no reply”, e via di questo passo. Il resto sono chitarre jingle jangle e byrdsiane (“Wheels of boredom”, “Borderline”: molto belle tutte e due), accecante Sole di mezzanotte e impetuose onde oceaniche, estati oniriche (“Lone summer dream”, un altro gioiellino tra Stones e Julian Cope) e nordiche solitudini, un elettrico muro del suono (due i chitarristi in dotazione al gruppo) che, in “Bigtime”, ricorda l’hardcore melodico degli Husker Du dei bei tempi, una “Royal explosion (part II) dall’energia incontenibile squarciata dall’urlo primordiale del monumentale frontman Ebbot Lundberg, bandiera del punk locale che qui e altrove si ricorda dei suoi trascorsi. Il gioco si fa ancora più esplicito in “Midnight children”. Quel ritmo pigramente sensuale, quell’organo vellutato e velvettiano facevano subito venire in mente Serge Gainsbourg, “Je t’aime…moi non plus”, vizi e trasgressioni parigine: ed ecco che si materializza Jane Birkin in carne e ossa, a sussurrare di “figli della mezzanotte” che non fanno distinzioni tra gay e etero, che non si curano di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (mentre Lundberg, agile nella vocalità a dispetto della stazza, sfodera un timbro roco da mille Gauloises). Belle chitarre, elettriche e acustiche, suoni densi e amalgamati, un’inclinazione epica tenuta adeguatamente a freno, e un gusto pop-melodico che a tratti si solleva dallo sbarramento del rumore: l’intimista “Song for the others” e l’iniziale “Believe I’ve found” (dopo una minacciosa introduzione a metà tra Duane Eddy e i gruppi psycho-garage di “Nuggets”) svelano un aroma di Brit Pop: sarà l’effetto della compagnia degli Oasis?
Dubbio legittimo: a che serve tutto questo passatismo, questo lucidar a nuovo oggetti di antiquariato musicale? A rinfrescare le orecchie stanche alle fonti del rock, per esempio. Distinguere il genuino dall’edulcorato, la posa dalla vita vissuta, la recita a soggetto dal moto spontaneo non è poi così difficile, per un orecchio allenato. Qui c’è sangue, e non conserva di pomodoro. Spirito vibrante e non rabbia giovanile prefabbricata. Realtà e non fiction. Non frequentano gli avamposti della musica, i TSOOL, d’accordo. Ma tengono ben piantata la bandiera in trincea. E sulla loro musica soffia, gagliardo e penetrante come un vento del Nord, l’alito vitale delle migliori stagioni del rock. Vi pare poco?
(Alfredo Marziano)

TRACKLIST

01. Believe I’ve found
02. Transcendental suicide
03. Bigtime
04. Heading for a breakdown
05. Mother one track mind
06. Midnight children
07. Lone summer dream
08. Royal explosion (part II)
09. Wheels of boredom
10. Borderline
11. Song for the others
12. Age of no reply
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