«THE BLACK AND RED NOTEBOOK - David Kitt» la recensione di Rockol

David Kitt - THE BLACK AND RED NOTEBOOK - la recensione

Recensione del 02 dic 2004

La recensione

Il cantautorato moderno elettronico è ormai un genere consolidato della musica pop. Anche un genere un po’ abusato: dopo gli exploit (anche commerciali) di David Gray e i buoni riscontri ottenuti sul versante femminile da Beth Orton, pochi dischi hanno saputo imporsi all’attenzione. Insomma, un po’ di risacca, forse dovuta al fatto che mischiare suoni acustici e ritmi sintetici rischia di essere un’operazione alla lunga fine a se stessa, senza grandi prospettive.
In tutto questo panorama, un nome ce lo siamo perso e questo disco potrebbe essere una buona occasione per recuperarlo. David Kitt in italia è pressoché sconosciuto, se si eccettua una fugace apparizione nel 2002 come spalla degli allora rampanti Starsailor.
Lui è irlandese, in patria è una piccola grande star, tanto che il suo disco precedente “Square 1” è finito dritto ai vertici della classifica. L’Irlanda è la stessa nazione che ha segnato la rinascita artistica di David Gray (il successo del pluriosannato “White ladder” è partito da lì). Ma per Kitt questo non ha avuto molto peso: la Warner, che ne pubblicava i dischi, ha rifiutato di promuovere il suo lavoro all’estero, e lui è tornato a casa: “The red and black notebook” esce per la storica Rough Trade, che aveva pubblicato l’esordio “Small moments”.
“The black and red notebook” è un ritorno a casa anche in termini sonori: Kitt, dopo un disco (un po’ banalmente) cantautorale come “Square 1”. torna a miscelare ritmi ipnotici ed elettronici con un soundwriting secco e passionale.
Il risultato è un disco gioiello, bello quasi quanto il suo capolavoro del 2002 “The big romance”. E la cosa ancora più bella è che si tratta di un disco di cover. Un repertorio estramente eterogeneo (Thin Lizzy, R.E.M., Beatles, Sonic Youth, JJ Cale) rielaborato fino a diventare personale, personalissimo: sentitevi la progressione finale su “And your bird can sing” per farvi un’idea. Oppure quella “(Don’t go back to) Rockville” scritta dai R.E.M. degli esordi, ma che arrangiata in questo modo sintetico non avrebbe sfigurato su “Up”.
Il bello della musica di Kitt è di conservare la passionalità del miglior songwriting (anche se lui non ha la voce di un Damien Rice o di un David Gray) con l’ipnotismo dell’elettronica meno noiosa. E’ musica da mettere su alla sera, alla fine di una giornata faticosa, per rilassarsi e leggere un buon libro. Un buon modo di dimostrare che questo cantaurato elettronico è tutt’altro che morto.

(Gianni Sibilla).

TRACKLIST

01. Haunt me
02. All night long
03. Never stop
04. Magnolia
05. Teenage riot
08. Going in a field
09. (Don't go back to) Rockville
10. Pressure drop
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