«IL MEGLIO DI HO FATTO 2 ETTI E MEZZO LASCIO? - Elio e le Storie Tese» la recensione di Rockol

Elio e le Storie Tese - IL MEGLIO DI HO FATTO 2 ETTI E MEZZO LASCIO? - la recensione

Recensione del 01 dic 2004

La recensione

Se c’è qualcuno, in Italia, che può permettersi il lusso di sfornare dischi live come si trattasse di brioche calde e di darle in pasto ai fan affamati a concerto appena concluso, questi sono proprio Elio e i suoi “ragazzi”. Perché ogni loro show è un fuoco d’artificio e insieme una festa goliardica, perché lo spirito irriverente e il virtuosismo musicale del sestetto (dopo l’ingresso del tastierista aggiunto Jantoman o Nuovo Boosta che dir si voglia) garantiscono sempre qualche sorpresa, perché c’è una base irriducibile di seguaci su cui fare affidamento (caso più unico che raro nel panorama italiano, EELST si sono costruiti il loro culto suonando dal vivo per una decina d’anni prima di arrivare a incidere il primo disco). Detto fatto: la band milanese, svagata solo in apparenza, si è guardata intorno ed è stata pronta a saltare sul treno dei dischi “istantanei” lanciando i suoi “Cd brulè” (vedi News), dischetti a tiratura limitata (400 copie alla volta, 12 euro il prezzo) che documentano fedelmente ogni tappa del tour 2004, con una quarantina di titoli già all’attivo.
Quello che abbiamo ora tra le mani è l’annunciato “Meglio di”, tre Cd non vendibili separatamente e racchiusi in un cofanetto che, fornendo il necessario codice di accesso, regala anche un abbonamento gratuito per tre mesi all’EELSTfaveClub, servizio Internet che consente di scaricare senza limite alcuno video, libri, canzoni e interi concerti, acquistare col 20 % di sconto tutti i prodotti in vendita nello “store” on-line e godere di anteprime, offerte e omaggi esclusivi. Elio e i suoi li trattano bene, i loro fan, e hanno capito da che parte tira il mercato discografico dopo lo shock del peer-to-peer e del tonfo delle vendite. Predicano ai convertiti, naturalmente, con un triplo disco come questo, a dispetto del prezzo speciale e invitante (24 euro): 32 canzoni in scaletta, pescate da esibizioni in giro per l’Italia, da Torino a Macomer, tra la fine di marzo e i primi giorni di ottobre di quest’anno. Forse per questo ci sono molti “classici”, compresi quelli del primissimo periodo (“John Holmes”, “Cara ti amo”, “Nubi di ieri sul nostro domani odierno”, il punk rock di “Catalogna”), ma non le canzoni più conosciute dal grande pubblico (“La terra dei cachi”, Shpalman”), e quelle dell’ultimo “Cicciput”. Ci sono i riferimenti divertenti all’attualità, gli sbertucciamenti al Vasco di “Come stai” e alla moda imperante dei nuovi crooner alla Michael Bublé (“La ditta”). Ci sono i soliti funambolici giochi di prestigio musicale, quell’incredibile e persino ubriacante ottovolante musicale che carica a bordo melodia italica, trash, progressive, fusion, funk, jazz, disco, salsa (“El pube”), metal (le svisate chitarristiche di Cesareo), musical e opera (“Farmacista”, “Largo al factotum” che cita il “Barbiere di Siviglia”), shakerati tra continui cambi di tempo e d’atmosfera, squarciati dalle intrusioni assurde di Mangoni (“artista a sé”, spiegano le note di copertina) e dai calembour arditi di Elio, conditi di fiabesco surrealismo e di dosi abbondantissime di scurrilità sessual-scatologiche (per i pochi che non lo sapessero, attenzione: qui siamo nel regno delle “liriche esplicite” e del politicamente scorretto, anche e soprattutto nei confronti dell’ “universo femminile”).
Che dire? Chi li ama adorerà questa full immersion di oltre tre ore tra (bip) e delizie strumentali, (bip) e scherzacci da liceali cattivi. Gli altri continueranno a tenersi alla larga, mentre curiosi e frequentatori occasionali resteranno interdetti a guardare (anche perché il doppio “Made in Japan” di tre anni fa non aveva una track list poi tanto diversa). Comunque la pensiate, lunga vita agli artisti che hanno imparato a far da sé e a dare ai fan ciò che desiderano.
(Alfredo Marziano)
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