«PEACHTREE ROAD - Elton John» la recensione di Rockol

Elton John - PEACHTREE ROAD - la recensione

Recensione del 16 nov 2004 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Elton John è fondamentalmente uno schizofrenico. Ha una personaltà multipla. C’è l’Elton John che impazza sui tabloid e nelle sezioni di Gossip (compresa quella di Rockol), ovvero il divo che fa notizia con le sue stranezze, con le sue manie da megastar multimiliardaria e viziata. C’è poi il cantantante, ma quello melenso e sdolcinato; il piacione bravo a proporre canzonicine strappamutande e strappalacrime: è l’Elton John a cui si deve la sua fama di star globale. E poi c’è un terzo EJ. Quello che scrive grandi canzoni, che ha inciso dischi come “Tumbleweed connection” o “Madman across the water”; dischi fortemente radicati nel suono della west coast americana, capolavori della musica; questo è l’Elton John a cui si deve la sua fama di musicista. Se non ci fosse quest’ultimo EJ, tutti gli altri non esisterebbero: sono nati da qua.
Mentre l’Elton John Divo è ormai invincibile, un alterego pubblico inossidabile, la lotta tra le due anime di EJ cantante e musicista è stata lunga e sanguinosa. L’ultimo EJ ha passato buona parte degli anni ’80 e ’90 nel dimenticatoio. La versione 2 impazzava con il suo pop di qualità ma facile facile. Solo il bel “Songs from the west coast” (2001) sembrava aver rispolverato l’Elton John delle origini. Ci si chiedeva: si, ma durerà?
La risposta è positiva ed arriva oggi, nel 2004, con questo “Peachtree road”. Che è un signor disco, come il suo predecessore. Dell’Elton John melenso non c’è quasi traccia, qua dentro. Solo qualche concessione al pop ballatoso come “All that I’m allowed” o “Freaks in love”, o qualche reminescenza fin troppo evidente del passato come il rock blues alla “Crocodile rock” di “They call her the cat”.
Per la verità tutto “Peachtree road” (è l’indirizzo della sua casa di Atlanta) è pieno zeppo di reminescenze del passato. Scritto insieme al fido Bernie Taupin (da sempre autore dei suoi testi), è stato prodotto dallo stesso Elton John, ed è un ritorno al suono delle origini ancora più deciso di “Songs from the west coast”. C’è il piano “liquido” di Elton; ci sono le orchestrazioni che supportano la melodia. Ci sono cori e armonie. Tutti miscelati con sapienza, senza un’eccessiva smielatura, anzi. In questa prospettiva, l’1-2 iniziale è da brivido: “Weight of the world” e soprattutto “Porch swing Tupelo” sono dei piccoli gioielli di songwriting.
Insomma, “Peachtree road” mostra un Elton John che fa il musicista, che almeno quando canta si è “liberato dal peso del mondo sulle sue spalle” come dice nel brano iniziale. Un peso che continua a schiacciarlo quando recita la parte del divo, e che lo ha schiacciato musicalmente per buona parte della sua carriera, ma di cui qua non c’è davvero traccia.

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