«MIND BODY AND SOUL - Joss Stone» la recensione di Rockol

Joss Stone - MIND BODY AND SOUL - la recensione

Recensione del 30 ott 2004

La recensione

Il disco viaggia come una palla di cannone nelle classifiche di tutto il mondo. Lo sdoganamento nei circoli del jet set musicale è cosa già compiuta (sua maestà britannica Mick Jagger l’ha voluta al suo fianco per la colonna sonora del remake di “Alfie”, vedi News). Gli inviti ad eventi prestigiosi cominciano a fioccare (manca solo il Pavarotti International e poi è fatta). Joss Stone si prepara a un futuro radioso alla Norah Jones. Era scritto in cielo e così sia, anche perché la cantante teen ager di talento ne ha per davvero.
Ma permettete a un recensore snob, passatista e ragionevolmente anziano di provare già nostalgia per il suo delizioso e sorprendente debutto di neanche un anno fa, il gioiellino di r&b revival “The soul sessions”. Dove la biondina del Devon misurava la sua esplosiva e precoce voce, un po’ Janis (Joplin) un po’ blues mama, su un repertorio classico ma niente affatto scontato, merito del produttore/consigliere Mike Mangini e di un manipolo di valorosi reduci dal Miami Sound anni ’70. Fa piacere ritrovarli anche stavolta nei crediti, le Betty Wright, i Timmy Thomas e i Latimore, segno che la baby soul singer, 17 anni e ½ di età, ha tra le sue doti anche la riconoscenza. Ma era chiaro fin dalle premesse che stavolta si sarebbe ascoltata ben altra musica. La signorina Stone, che considera questo il suo primo, “vero” disco, scalpita e mette lo zampino in quasi tutte le canzoni, rivelando gusti e inclinazioni decisamente più standard e modernisti di quel che quella prima raccolta lasciava intendere.
“Jet lag”, che aveva già presentato in anteprima durante l’ottimo showcase milanese dell’inverno scorso (vedi News), spiega bene il tono del disco: più Alicia Keys che Aretha, più Destiny’s Child che Martha & the Vandellas, più vellutato nu soul che rovente r&b di marca Stax. Per non parlare di “You had me”, il pezzo piatto, sciatto e anonimo scelto per volare in alta rotazione radiofonica e su Mtv. Peccato. Anche perché l’inizio fa drizzare le orecchie e dispone a tutt’altra esperienza di ascolto: “Right to be wrong” è una scintillante ballata Southern-gospel-soul che attizza brividi sopiti. Avrebbe fatto la sua bella figura nel quasi impeccabile esordio, ma è l’unica, purtroppo. Soprattutto la parte centrale del disco (“Young at heart”, Snakes and ladders”, “Understand”, con quei versi un po’ goffi e un po’ furbetti: “tengo la nostra canzone in repeat/ sul mio iPod/anche quando dormo”) ha gli artigli spuntati, il fiato affannoso, la vista corta. Adeguamento ai codici della black music che oggi governa l’etere e le classifiche: noia e ripetitività, in parole povere, quando da una ragazza con questa voce e questa verve ci aspetteremmo i fuochi d’artificio. Non va molto meglio con il reggae banalotto di “Less is more” (Bob Marley è un idolo di Joss, ma è lontano) e neppure con “Spoiled”, che pure è firmata dalla penna d’oro di Lamont Dozier, icona della Motown dei glory days: un pop soul elegante ma tutto sommato ordinario, che Joss infiocchetta di qualche ornamento eccessivo in stile Houston/Carey. Le cose carine bisogna andarsele a cercare: “Don’t cha wanna ride”, per esempio (ci si sono messi in sette, a scriverla!), fresca disco-funk che campionando il celebre riff di “Soulful strut” (Young-Holt Unlimited, che poi è la “Am I the same girl di Barbara Acklin, Dusty Springfield, Swing Out Sister, Sheena Easton e tante altre) evoca sale da ballo inglesi anni ’70, zeppe e mirror ball. “Security”, pur in confezione cioccolatino, non manca di brividi sinceri. E, ormai in prossimità del traguardo, ci pensano la scrittura ipnotica dell’ex Portishead Beth Gibbons e la fluida chitarra di “Little Beaver” (un altro del giro di Miami) a regalare un tocco di malìa al blues orchestrale di “Killing time”. Che altro aggiungere? Che c’è un’immancabile “ghost track” per sola voce e pianoforte; e che alle session hanno partecipato anche stavolta “?uestlove”dei Roots e Angie Stone, ma anche il vecchio guru Nile Rodgers. Augurandosi che la prossima volta la ragazzi tiri di nuovo fuori testa, corpo e anima, come il titolo prometteva. Abbiamo qualche dubbio, visto che la nuova formula sembra funzionare alla grande. Ma crescendo, chissà…

(Alfredo Marziano)
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