«TROUBLE - Ray Lamontagne» la recensione di Rockol

Ray Lamontagne - TROUBLE - la recensione

Recensione del 05 nov 2004

La recensione

Ogni tanto capita ancora. Capita ancora che ti trovi un disco tra le mani, dal titolo non particolarmente evocativo (“Problema”), senza una copertina che attiri particolarmente l'occhio. Un disco di qualcuno che non sai chi è, qualcuno dal nome non particolarmente suggestivo. Però hai un’intuizione. Lo prendi, te lo porti a casa, lo ascolti e te ne innamori.
A chi scrive è capitato con questo disco. Un giorno, uscendo dall’ufficio, apro un pacco per vedere se era arrivato il disco di Tom Waits. Un pacco tra i tanti, che in questo periodo arrivano in redazione, visto che in questo periodo le case discografiche ammassano le uscite un tanto al chilo, con la speranza di vendere qualche disco in previsione del natale prossimo venturo.
Capita tra le mani un disco, dicevo. Nessuna nota appiccicata, solo un ritaglio di un articolo Times. Incuriosito me lo porto a casa (si, lo so, sono fortunato. Se fosse successo in un negozio di dischi avrei dovuto cacciare una ventina di euro. Ma ne sarebbe valsa la pena, ve lo assicuro). Lo ascolto e faccio un salto indietro nel tempo. Van Morrison, Jackson Browne, Dylan e Cat Stevens sembrano sbucare fuori dalle casse, sembrano essersi riuniti per cantare canzoni come la title track o “Forever my friend".
Ok, Ray LaMontagne, non è nessuno di questi quattro. Ma se vi piace il cantautorato classico, questo è un disco che lascia il segno. Terribilmente derivativo, ma pieno di canzoni di cui innamorarsi al primo ascolto.
Poi uno legge le note e ci trova il nome di quella volpe di Ethan Johns, ovvero il prdouttore che ha reso grande Ryan Adams, altro mago del revival. “Trouble” è stato paragonato a “Heartbreaker”, disco di esordio solista dell’iperprolifico ex-leader dei Whiskeytown. Non a torto: non capita tutti i giorni di sentire un esordiente (non giovanissimo, peraltro: ha trent'anni) capace di mettere in piedi una collezione di canzoni così piene di anima. Lo diciamo ancora una volta, a scanso di equivoci: in trouble non trovate nulla di nuovo. Solo arrangiamenti semplici: chitarre acustiche, qualche arco, ed una bellissima voce.
Le note biografiche dicono che Ray LaMontagne arriva dal Maine, che ha fatto la solita gavetta, fino ad arrivare a conoscere Ethan Johns. Non ha neanche una storia particolarmente interessante da raccontare, nessuna collaborazione eclatante. Dalla sua ha solo la musica, le canzoni. Ma che musica, e che canzoni. Di questi tempi è una mosca bianca, da accudire con cura.

(Gianni Sibilla) .

TRACKLIST

01. Trouble
02. Shelter
03. Hold you in my arms
04. Narrow escape
05. Burn
06. Forever my friend
07. Hannah
08. How come
09. Jolene
10. All the wild horses
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.